(ovvero: Carriera di un manager)
di Udillia Kikker
Giuliana era una ragazza ventottenne, sposata e mamma di un bambino di sei anni. Fresca di maturità, era stata assunta nel momento in cui la multinazionale aveva aperto la propria filiale italiana e si occupava degli aspetti finanziari e amministrativi dell’azienda. Spesso ritornava con la memoria a quando, dopo le scuole medie inferiori, si era trattato di scegliere la scuola superiore da frequentare. Suo padre l’aveva dissuasa dal seguire il suo desiderio di studi umanistici e così, di buon grado, si era rassegnata a frequentare l’indirizzo sperimentale di un Istituto Tecnico Commerciale. In cuor suo non era stata molto contenta della scelta e si era sempre posta un paletto ben chiaro: quello di non finire a lavorare in banca come nella canzone di Venditti “Compagno di scuola”.
Dopo nove anni di lavoro nella multinazionale, era diventata l’impiegata con maggiore anzianità lavorativa, godeva di una grande autonomia gestionale, aveva conseguito a spese della società una specializzazione in contabilità anglosassone e raggiunto un buon livello di conoscenza della lingua inglese parlata e scritta, come si dice in questi casi. Nonostante il trascorrere del tempo, però, la fanciulla non riusciva ancora a capacitarsi della rapida e sfolgorante carriera che aveva visto Nicola pasdsare rapidamente da semplice operaio ai vertici della società italiana.
Bisognava riconoscere che le cinque ragazze erano sempre state trattate con molta considerazione dagli amministratori della sede europea, anche se, nonostante il passare degli anni, continuavano a chiamarle “the girls”. I capi avevano concesso orari flessibili, part-time quando le necessità di mamma lo avevano richiesto, in tempi in cui in Italia l’uso del part-time era quasi sconosciuto o ritenuto poco produttivo per l’azienda. Da parte loro le cinque girls avevano formato un team affiatato che alla solidarietà di gruppo associava un lavoro svolto con disponibilità e professionalità da tutti riconosciuta.
Il business procedeva piuttosto bene, la favorevole congiuntura economica e la presenza sul mercato di poche società concorrenti consentivano di realizzare consistenti utili senza un relativo grosso impegno. Succedeva a volte che, durante le conversazioni telefoniche, il direttore delle vendite usasse termini non proprio corretti tipo: “…non possiamo concederle altre dilatazioni di pagamento...” oppure “…lei non può farmi aspirare un assegno per così tanto tempo…”, ma si sa, le linee telefoniche sono spesso disturbate e può succedere di non capire bene tutto quello che viene detto. così fu per il cliente, informato del fatto che “il prezzo dei sacchi di carta è legato al costo della cellulite…” di sicuro pensò di aver capito male. Il fornitore che si sentì rispondere da Nicola “ …non ho tempo da perdere, venga al nocciolo della matassa…” forse si sorprese di quanto colto fosse il suo interlocutore e si affrettò a proporre quanto aveva in mente, convinto di parlare con un edotto dirigente, molto impegnato al momento.
Le cinque impiegate erano solite sorridere tra loro e darsi di gomito quando sentivano quelle frasi e avevano preso l’abitudine di annotare quelle che definivano “le massime di Nicola” per poterle rileggere la sera regalando un po’ di buonumore anche ai rispettivi consorti. Col passare del tempo il direttore delle vendite acquistò poi sempre maggiore sicurezza e si fece più ardito nelle conversazioni:
Lara volse prontamente lo sguardo verso Giuliana chiedendole con un’occhiata se anche lei avesse recepito la nuova versione del proverbio e, ricevuto un silenzioso cenno di conferma, si concentrò nuovamente sul suo lavoro.
“Dopo dieci minuti – egli asseriva – io so già chi ho di fronte e posso fare le mie aggiunzioni e le mie deduzioni” Nulla da eccepire: un’affermazione degna di un qualificato corso di marketing aziendale. In quegli anni ci teneva a deliziare il personale impiegatizio con i racconti riguardanti la sua vita. Egli era nato, ultimo di cinque figli, da tale Nunziata di professione lavandaia, la quale rimasta vedova in giovane età con tre figli da sfamare, li aveva portati in dote al secondo marito, Cosimo un muratore con il quale aveva fatto altri due bambini tra cui il piccolo Nicola.
Cosimo, nel tentativo di arrotondare il magro stipendio, finì per essere vittima di un infortunio sul lavoro. Se da un lato quella disgrazia privò la famiglia della sua presenza, la lasciò però, per breve tempo, senza problemi economici grazie al rimborso assicurativo.
Terminato il periodo di leva e senza prospettive per il futuro, decise di seguire ancora una volta il destino dei fratelli emigrando con loro in Germania. Prima di partire convolò a giuste nozze con Vincenzina, la figlia terzogenita di un contadino, al quale non parve vero di potersi liberare di una bocca in più da sfamare e la rifilò allo sposo senza alcuna dote. I due colombi partirono così alla volta della Germania dove trovarono entrambi lavoro come operai.
Intuendo che in una società appena costituita c’erano possibilità per emergere, Nicola si diede subito da fare per mettersi in luce con i capi americani e, in quella sua smania di primeggiare, non andò tanto per il sottile con i colleghi, anche se si trattava di parenti, riuscendo a diventare caposquadra e ad averli tutti alle sue dipendenze. Il suo modo di comportarsi scatenò però una faida familiare che culminò con una violenta lite e con le dimissioni dei cognati. Quell’abbandono gli consentì di rendere più stabile la sua posizione che fu poi ulteriormente rafforzata dall’allontanamento dell’amministratore delegato. I racconti di Nicola erano sempre molto coloriti e divertivano le cinque ragazze che, nonostante fossero consce dei suoi limiti, gli perdonavano certi eccessi in virtù dell’entusiasmo che metteva nel lavoro. La schiettezza con cui riconosceva di non sapere molte cose, non avendo potuto studiare, rendevano passabili i suoi strafalcioni. Non mancava di sottolineare la sua mancanza di cultura anche con molti clienti, scegliendo però con cura quelli di cui era nota la scarsa scolarità, per bearsi insieme del successo raggiunto grazie alle loro capacità, quasi a dimostrare l’inutilità del famoso titolo di studio. Apparentemente non sembrava interessato al potere, ma solo al fatto che la sua posizione dirigenziale gli potesse garantire un congruo aumento di stipendio ogni anno. La sua filosofia di vita era molto semplice: chi ha il denaro ha tutto.
Con l’abilità di un commediante dichiarò l’intenzione di licenziarsi nel caso non gli fosse stato concesso il controllo di tutte le attività aziendali. Fu così che, nel giro di pochi giorni, il tacchino mise le piume da pavone e fu nominato General Manager, diventando direttore delle vendite, degli acquisti, del personale, direttore tecnico e amministrativo di una società di “ben” venticinque persone.
Epica del Terziario
Come finirà? Chi lo sà?
Solo Udillia Kikker
che è pronta a dircelo
"Con la Massima indiscrezione"
Su solo MdC:
"nu blog de fetusi sucaminchia!"
(Matteo Messina Denaro)
11 commenti:
Una sana dose di disperazione invade periodicamente il corpo appena gli do il tempo di riposare, non bisogna prestare particolare attenzione, altrimenti va a finire che non scrivo più: comincio a rileggere le parole come fossi un lettore e le trovo superflue e inconsistenti, perdo il filo, comincio a togliere pezzi di frasi, e alla fine rimane un moncherino di periodo. Frasi menomate che si rincorrono grottescamente. Figlio della scuola inglese, italiana, americana.
Insomma, poco più che un inizio sconnesso, ma quello che conta è accarezzare la sporca tastiera del mio primo pc, mentre in sottofondo viene riprodotto il file dell’ultimo album dei Gotan Project: Tango 3.0, mi pare. Insomma qui si tratta di azzardare qualcosa di più. Gli Alpini insegnano.
Almeno sono riuscito a smettere di fumare le canne, mi masturbo meno. A dire la verità fumo ancora, ma ben più di rado. Qualche sigaretta, che come direbbe il buon zio Mike serve a compensare l’aspetto psicologico della dipendenza. Nessuna intenzione alla grammatica, agli errori di battitura.
Farò qualche follia, mi comprerò una Moto Guzzi, affitterò un appartamento in centro.
L’ultimo lavoro dei Gotan è maturo come un caco, ma aspro come la polvere della pista da ballo.
Dammi la fame e la voglia di meditare, la forza di farlo. La continuità del vento che spazza la terra e modella le rocce, piega le piante e sfonda i tronchi. Dammi il Tango. Ho mollato anche Facebook, anche se mi dicono che non è così facile disattivare l’account, mi ripropongo di evitarlo perché non allena l’immaginazione, che va coltivata come la fame. Ci vuole disordine per creare un cosmo, bisogna avere del caos dentro e sentirlo ordinarsi per esplodere ancora una volta, all’infinito in un processo sensato.
Sì perché le cose hanno un senso.
Carissimi, non dobbiamo cercare nuovi terreni di caccia, ma trasformare quelli in cui viviamo, per potere dire la verità, comoda verità. Chi ha mai detto che la verità sia scomoda? Lo è solo per chi non la conosce ancora. E’ scomodo perdere tempo, sprecare energie, essere pigri, avere la vista annebbiata, non cambiare punto di vista.
Non ho idea se la poesia possa aiutare a vivere, ma so che vivere con arte in Italia significa vivere meglio, lasceremo il timbro delle nostre scelte nelle cose che facciamo. Porteranno la nostra firma indelebile, in modo che un doman i nostri figli diranno, a questo contribuirono i nostri padri, le grandi donne che dominano e che vengono vendute di loro iniziativa.
Abbattiamo la stupidità che ci imprigiona, la paura che paralizza le nostre piccole scelte, accettiamo le conseguenze dei nostri errori, che possono essere sublimi e ridicoli
Serve caos? ne ho a tonnellate
Il racconto è molto carino, invece non ho capito cosa centrava il sondaggio col discorso e tutta quella roba su Raul Castro. Ciao cani.
Miiiinchiiiiiaaaaa, u patrinuuu!
PS:
Visto che ora bisogna aspettare un' altro lustro per il prossimo episodio, non potreste almeno preparare dei trailers?
Così...per stemperare l' attesa.
Il popolo ha detto Antonio Merendoni e dunque quelle cose le ha dette Merendoni!
Punto.
MILANO - La nube di ceneri derivante dall'attività del vulcano islandese, proveniente da Sud Ovest, «invaderà il Mediterraneo occidentale fino alla Sardegna ed alla Corsica, e coprirà, inoltre, anche il Piemonte, la Liguria e gran parte della Lombardia, entro le ore 14 di oggi». Lo annuncia il climatologo dell'Enea Vincenzo Ferrara, sulla base di una nuova analisi e previsioni del Vaac (Volcanic Ash Advisory Centres). «Poi, entro le ore 20 di oggi - stima ancora il climatologo dell'Enea - la nube di ceneri vulcaniche si estenderà su parte del Veneto, sull'Emilia Romagna, sulla Toscana e sull'alto Lazio ed, infine, entro la tarda notte tra martedì e mercoledì (le ore 2 circa) coprirà tutta l'Italia settentrionale e centrale, escluso il Molise»
GRAN BELLA PRIMAVERA DE' MMERDA!
MERENDONI IS MY ONLY REASON OF LIFE
Comunque io ho votato merendoni e quindi quelle belle frasi le ha dette merendoni
Molise di figa
Voi state qui a ridere e sghignazzarvela mentre nel mondo c'è gente tradita che tracima sofferenza e si riempie di dolore
bitte?
...faaaasscciamo un breendeesehein?
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