Cara è la fine...ci annusano ormai,sentono il lezzo del panico che spruzza in freddi sudori il terrore che c'è.Non glieli daremo per ungersi dei nostri mali stillanti le mani avide:che ci tocchino morti, secchi e gelidi.Oh, non piangere,urla piuttosto e lasciamo di noi un ricordo toccante.Stringiti a me,ringhiagli addosso e poi sparami mentre io sparo a te.Dieci pistole spianate e dieci sguardi ruvidi e tesi che puntano qui dentro l'auto, e la corsa finisce così. Cara è la fine...perdonami.Oh, non piangere,urla piuttosto e lasciamo di noi un ricordo toccante. Stringiti a me,ringhiagli addosso e poi sparami mentre io sparo a te. Ci vogliono vivi e colpevoli...ma che vita è una cella? Avremo di più:quella stella che un giorno mi donasti, lassù.Oh, non piangere...
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venerdì 9 settembre 2011

Disboscamento in Maddalena IV - Di certo v'è solo l'incerto

Sembra la vita reale,
Eppur si muove?
 Prende il via "la rinascita della Maddalena"
anche se resta un po' di arretrato da smaltire... 
(ovvero: sfottosintetici vs antiprolissolitici)

di Maicol Sindec

NECRONOPROGRAMMA - Cani amici iperdelusi partecipanti a selezioni infinite dagli sviluppi discretamente farseschi, ben trovati. Rileggendo le pagine di questo blogghettino che ha ormai imboccato il viale di un tormentato tramonto lastricato di decadenza intellettuale e morale, ci siam trovati a rammaricarci per i numerosi errori (anche grammaticali! Diavolo Porco!), le imprecisioni, i refusi e soprattutto (ce lo dicono in molti) per la prolissa lungaggine degli spocchia-post "made in Kagnaccistan". Forse dovremmo prendere esempio dagli articoli di Bsnews che (nell'istituzionalissimo silenzio dei medii media locali) sembra mettere la parola fine sul caso del disboscamento in Maddalena e lo fa con 10 belle righette dall'intrigante titolo: "Maddalena: arrivano 9 mila alberi per la rinascita"
PRONOPROGRAMMA - Da bsnews.it: "Asportazione delle piante infestanti, pulitura del terreno, cura degli alberi rimanenti e successiva piantumazione con specie arboree di qualità, castagne, querce, carpini. La rinascita della Maddalena passa attraverso queste tre fasi, e dopo l'avvio dei lavori, e le inevitabili polemiche che li hanno accompagnati (leggi l'articolo con le repliche dell'assessore Vilardi), è già tempo di piantumazione. Nei prossimi tre anni il cronoprogramma (quanto ce piace er suono daa parola "cronoprogramma", ndC funarizzante) dei lavori prevede la piantumazione di circa 9mila piante (nei prossimi tre anni... ndC). I frutti del progetto di riqualificazione non si vedono ancora, ovviamente, ma (fra un cinquantina d'anni vedrai te che bèl boschètto, ndC) ora che il terreno è stato pulito, anche grazie all'instancabile opera di... tre greggi di pecore (ma che beeeeeeeeehhl quadreeeehhtto, ndC), il miglior alleato (al minor prezzo) contro le erbe infestanti, si riesce a immaginare quale potrà essere il risultato finale (complimenti! Almeno voi ce la fate, ndC).  Ricordiamo il costo totale dell'operazione-recupero della Maddalena e del Parco delle Colline (40 ettari di suolo): circa 1 milione e mezzo di euro". La rinascita...

SCROTOPROCLAMA - Ricapitoliamo: in  questo reportage apparso a maggio su MdC e griffato Lina Malaspina, venivano posti alcuni interrogativi in merito alle opere di disboscamento, di parte del monte Maddalena, recentemente disposte dalla direzione del Parco delle Colline (in particolare su: metodi, costi, estensione e reale efficacia dell'intervento). Nel secondo episodio avevamo registrato le legittime perplessità dell'Associazione "Italia Nostra" anch'essa perplessa su costi e modalità dell'operazione. Poco tempo fa, su bsnews.it, abbiamo poi letto la spocchiona replicuccia dell'Assessora all'urbagnostica Paola Vilardi, riportando sia sulle pagine di bsnews, che su quelle meno frequentate di MdC, alcune domande. Forse abbiamo assunto un piglio un po' arrogante (d'altra parte ci sembrava quello più "adatto", visti i toni messi in campo dalla simpatica Vilardi). Sta di fatto che, nessuno ha risposto alle domande (peraltro già formulate dalla Malaspina, da Italia Nostra e da chi vive sul Monte Maddalena). Beffa finale: il post di cui sopra con cui Bsnews sembra "liquidare" e/o "archiviare" la questione che invece, resta aperta come la boccaccia della Santanchè.
ANTIPROLISSOLITICI - Visto che abbiamo promesso di essere tutti meno prolissi, ci spariamo una dose di antiprolissolitici focalizzando l'attenzione dei 4 lettori rimasti, solo su alcuni aspetti: 1) ad oggi è ancora coperto da segreto (di Stato?) il nome della/e coop e/o della/e azienda/e incaricata/e del taglio. Quindi: si può sapere CHI HA TAGLIATO IL BOSCO? 2) Secondo quanto riportato dai rappresentanti di Italia Nostra - attendiamo smentite - il prezzo di mercato per le piantine da reinnestare sui brulli pendii della Maddalena è di 1,5 euro a piantina (X 9 mila piantine = 13.500 euri). Sempre secondo i rappresentanti di Italia Nostra, pare che in questo caso il costo delle piante, particolarmente pregiate, si aggiri attorno ai 9,40 euri caduna... (84 600 euri totali). Cifre corrette? (Nessuno dice nulla). 3) Comunque, il resto della frescanza (1 milione e mezzo meno 86 mila euro), che fine ha fatto? Meglio: si può sapere quali spese ha coperto il finanziamento di 1 milione  e mezzo di euro? (Traporto ovini?). E poi a cascata: 4) Che fine ha fatto il legname tagliato ("in buona parte su territorio comunale" diceva Vilardi)? 5) Se è stato venduto, chi ha incassato? Nel nome dell'antiprolissismo, abbiamo posto queste sintetiche domande anche in calce al sintetico articolo, ma, come nella migliore tradizione Kagnesca, senza ottenere risultato alcuno. Nessuna risposta, nemmeno sintetica.
m.s.

sabato 27 agosto 2011

Disboscamento in Maddalena III: domande

Arrogance
Profumo d'ovino

di Isacco Germaglio Perforante

Con il tempismo e la precisione che la contraddistinguono, l'assessora all'urbanistica Paola Vilardi (nella foto mentre mostra i muscoli) risponde alle sollecitazioni, poste da Italia Nostra, in merito alle operazioni di disboscamento di 38 ettari di monte Maddalena. In ritardo e senza entrare nel merito. Una "replica" già vecchia e peraltro smentita dai fatti. Dunque totalmente inutile (a parte il fatto che non si capisce una mazza):
Da bsnews «Le considerazioni espresse dalla presidente dell'associazione Rossana Bettinelli e da Alessandro Molinari appaiono pretestuose e motivate più da ricerca di visibilità che da reali e oggettive valutazioni della realtà. L'operazione consiste nella miglioria ambientale di aree, in massima parte comunali, fortemente degradate ed inutilizzabili da parte dei cittadini bresciani. Il taglio del bosco previsto ed attuato si sviluppa nell'avviamento ad alto fusto delle ceppaie di castagno abbandonate da anni, nell'asportazione del robinieto e sostituzione con alberi di maggiore pregio, nel taglio di alberi fortemente ammalati, irrecuperabili o secchi. I castagni presenti in condizioni di possibile recupero sono stati non solo conservati, ma potati con accuratezza e, in diverse aree, inoculati con rimedi biologici contro il cancro corticale». Ancora: «Alcuni spazi risultano maggiormente interessati dai tagli per la maggiore presenza di robinia e di piante spezzate o schiantate e sono la dimostrazione del forte degrado raggiunto dai nostri boschi per i quali sarebbe stato meglio agire prima». Infine, l'affondo: «A quanto risulta, il sig. Molinari collabora alla studio forestale che progettò e diresse i lavori di taglio in Valle di Mompiano qualche tempo fa, lavori che originarono diverse polemiche anche per la qualità della loro esecuzione. Non parrebbe che analoga attenzione e scrupolo siano stati in quell'occasione profusi dagli attuali promotori per la salvezza dei boschi».

Domande

Lasciando perdere insulti e illazioni finali, prendiamo in esame il testo. Si parla di "avviamento ad alto fusto delle ceppaie di castagno abbandonate da anni, nell\'asportazione del robinieto e sostituzione con alberi di maggiore pregio, nel taglio di alberi fortemente ammalati, irrecuperabili o secchi". (questo deve averlo copincollato da qualche delibera). MdC, tre mesi, fa mostrava le foto di Castagni sani bellamente segati (foto sotto), alberi ammalati lasciati lì in balia della processionaria, taglio di alberi in luoghi dove NON erano presenti robinie o sambuchi. Per quanto ci riguarda inoculeremmo rimedi biologici direttamente nel cervello arrogante di chi continua a NON rispondere nel merito delle domande poste dai cittadini e nasconde la propria IGNORANZA dietro chilometri quadrati di SPOCCHIA. Complimenti! Invece di inondarci di comunicati in stile "sub-impero sovietico" sarebbe gradita una risposta alle seguenti domande (che da tre mesi Lina Malaspina ha posto sulle pagine di MdC), niente scherzi, solo domande. 
Scriveva Lina:
"Tra gli esemplari tagliati c’è un po’ di tutto, perfino esemplari di quercia e castagno (oltre a pistacia terebinto, sorbo domestico, albero di Giuda...), proprio le specie che poi si andranno a ripiantumare. Ma che senso ha tagliare castagni adulti e sani per poi ripiantumarli?"
Chi opera materialmente il taglio? 
A chi viene venduta la legna?
A chi va l'introito?
Dove finisce il materiale?
Com'è che il prezzo per piantina (ripiantata) è levitato da 1,50 a 9,4 euro? (così dicono quelli di Italia Nostra).
(Almeno si dica che stiamo facendo legna per l\'inverno... serve biomassa fresca ad A2A?)
"Perchè non si è cominciato il lavoro con un’efficace operazione di pulizia, e con la rimozione di alberi morti e secchi, invece che con l’abbattimento indiscriminato? (nella foto castagni lasciati a sè stessi).
Non si poteva decidere di limitare in qualche caso, solo dove particolarmente invadente, lo sviluppo di robinie e sambuchi (peraltro presenti solo in alcune zone limitate della Maddalena e totalmente assenti invece in moltissime altre aree) senza la volontà espressa di eliminarli tutti?
E se davvero interessa la salvaguardia del bosco, perchè non si interviene anche contro la processionaria, che colpisce tutti o quasi i pini della Maddalena, e la cui pericolosità, non solo per le piante, ma anche per gli animali e per l’uomo, richiederebbe un intervento immediato?
Perchè si è abbandonato alla rovina il filare di abeti che dal Grillo sale al vecchio rifugio della Maddalena, con gli alberi malati, spezzati, abbattuti?
I cartelloni esposti dal Parco delle colline riportano inoltre il rischio che alcuni animali del bosco, scompaiano per la perdita e il degrado del loro habitat: ma ora che questo è stato distrutto, dove andranno uccelli, volpi, tassi, etc. mentre si aspetta la ricrescita del bosco? (Un cervo è stato avvistato recentemente sulle alture nei pressi di via San Rocchino)...
A completare l’opera di disboscamento si prevede il pascolo di ovini, che faranno terra bruciata, mangiando qualsiasi germoglio. E\' un caso che il direttore del Parco Benedetto Rebecchi e "l\'agronoma" (incaricata esterna dal comune) Anna Mazzoleni abbiano partecipato ad una serata di promozione della carne ovina lo scorso mese di marzo?
Infine, consideriamo che Brescia è una delle città più inquinate d’Europa (con la conseguente forte incidenza di tumori, e malattie respiratorie). Era necessario, data questa condizione critica, la scelta di diminuire in modo così massiccio la maggiore risorsa di verde della città, proprio ora, dopo che per decenni non si è fatto nulla o quasi, con un intervento che nelle previsioni dovrebbe riguardare 38 ettari?
Non pensiasmo che nessun intervento andasse fatto, al contrario. Ma forse sarebbe stata più utile un’azione mirata e gestita in modo meno violento e distruttivo. Il milione e mezzo di euro di stanziamento prevede solo il taglio o anche tutte le opere necessarie per il futuro?
E’ previsto un programma di manutenzione regolare del bosco?
O tutto sarà lasciato di nuovo all’incuria, come già avvenuto in passato in occasione di interventi analoghi?
Chi ripiantumerà quei 38 ettari?
Non era meglio fare le cose gradualmente? Ci sono esperti e ispettori che controllano di persona come sta avvenendo il taglio e che sovrintenderanno al processo di ricostituzione del bosco?
Chi garantisce che dopo ci si occuperà anche di curarne la crescita e la salute?
E dopo che sarà avvenuto “il recupero di radure e zone prative un tempo presenti” chi si impegnerà a mantenerle?
Da informazioni ricevute per via telefonica sembra di capire che la forestale non ha più il compito e la responsabilità di scegliere e segnare quali piante tagliare, e che il Parco delle colline, autorizzato dal comune, ha affidato il disboscamento a cooperative di fiducia. che competenze hanno queste cooperative?
Credere sulla fiducia non basta, visto che si sta tagliando una riserva di verde che è di ciascuno di noi, e visto il milione e mezzo di euro che costa l’operazione. Vorremmo sapere a che tipo di cooperative sono stati affidati gli incarichi di taglio, quali interessi hanno e se - in qualche caso - traggano vantaggio dalla vendita del legname: in questo caso la scelta delle piante da tagliare, possiamo pensare, è fatta sulla base di quanto se ne può ricavare?
E quindi prevede anche il taglio di alberi di grosse dimensioni e sani, e il cui legno è pregiato, come quello di castagno e di robinia?
Conclude l'assessora: «Alcuni spazi risultano maggiormente interessati dai tagli per la maggiore presenza di robinia e di piante spezzate o schiantate e sono la dimostrazione del forte degrado raggiunto dai nostri boschi per i quali sarebbe stato meglio agire prima» Colpa di Corsini? Anche qui?  Qui non è solo questione di robinie. Vorremmo una risposta a queste domande. Il resto è arrogance.

sabato 20 agosto 2011

Disboscamento in Maddalena/ II Episodio



Ci raserai l'aiuola?
Italia nostra raccoglie l'appello lanciato da Lina Malaspina su Mdc
Si può sapere cosa diavolo succede in Maddalena?
Se non è troppo disturbo...


di Jebediah Wilson

Ma chi lo dice che la robinia è una specie infestante? Si chiedeva nel mese di maggio, Lina Malaspina in questo bellissimo reportage proposto in esclusiva da MdC. Per ora ad affermarlo sono solo il direttore del Parco delle Colline dr. Benedetto Rebecchi e Anna Mazzoleni (pluri incaricata esterna del Comune di Brescia qui determina 2011 e qui determina 2008), gli agronomi del parco delle colline  che si sono occupati del progetto di taglio del bosco e ne seguono l'attuazione. Con duemila metri quadri di spocchia sulla crapa, Rebecchi avrebbe malamente liquidato i rappresentanti dell'associazione Italia Nostra che chiedevano spiegazioni in merito ai tagli a raso che hanno coinvolto, stanno coinvolgendo e coinvolgeranno in tutto (nei prossimi anni), 38 ettari di bosco del Monte Maddalena: "i cittadini non capiscono e rompono i maroni" avrebbe detto Rebecchi. Complimenti per i francesismi. Pare che non si riferisse ai castagni dei Ronchi, già vittime (involontarie?) del taglio a raso che dovrebbe invece "liberare" i nostri boschi dalla robinia, di origine americana, in Europa dal 600 circa, definita "Infestante" dai due agronomi. 
  
VIA LE ROBINIE DAI NOSTRI MONTI! - Il progetto “Maddalena” aveva "l’intento di “restauro e conservazione” dei boschi della Maddalena - spiegano i rappresentatnti di Italia Nostra -. Nella documentazione si parla di “diradamenti” e “tagli selettivi” a carico della robinia. Questo Progetto Preliminare/Definitivo è stato approvato dagli Enti competenti (Provincia e Comune, ndC), finanziato dalla Regione e con il contributo della Fondazione Cariplo. Per un totale di 1 milione e 500 mila euri in 5 anni. Capita però che il successivo "Progetto Esecutivo muti radicalmente l’obiettivo dell’intervento, passando da un taglio colturale ad un taglio a raso che prelude - attraverso il previsto pascolo ovi/caprino - all’eliminazione del bosco esistente, per poi procedere al rimboschimento solo di parte della superficie interessata. Alcune aree ora coperte dal bosco  verrebbero convertite in prato pascolabile". Radure per capre e pecore al posto del bosco? "Sull'opportunità di tale scelta la discussione potrebbe ampliarsi eccessivamente in questa sede. Da secoli comunque sappiamo che per sostituire un "tipo" di bosco con un altro ci vogliono decenni".
SOSSOLDI - E' interessante esaminare il capitolo relativo ai Finanziamenti dell'opera: "mentre per il taglio ordinario di un bosco non si prevedono incentivi e finanziamenti pubblici, nel caso della Maddalena questa operazione sarebbe finanziata e assai onerosa. Sappiamo infatti dalle prime notizie apparse sulla stampa che si spenderanno circa 1.500.000 euro in 5 anni, per 38 ettari complessivi di bosco (che corrispondono all’estensione di 55 campi da calcio!). Se tale cifra fosse esatta, sarebbe stupefacente se si spendessero 40.000 EURO per ettaro di danaro pubblico per il taglio a raso di un bosco (!)" Ma  "quando la Regione Lombardia, concede finanziamenti - se li concede - in conto capitale alle Amministrazioni locali, prevede un massimale sempre inferiore ai 10.000 euro per ettaro. Questi finanziamenti sono però relativi a diradamenti colturali, rimboschimenti ecc. MAI E POI MAI PER L'ELIMINAZIONE DEL BOSCO! FINO AD OGGI ERANO PREVISTE SANZIONI e NON INCENTIVI, indipendentemente dal fatto che in seguito si provvedesse o meno al successivo rimboschimento". Per non parlare poi del costo per le nuove piante, che, "a piantina" si aggirerebbe attorno ai 9,4 euro (invece di 1,5 euro che è il prezzo di mercato)" sottolineano quelli di Italia Nostra.
OH VACCI PIANO - Il bosco è di tutti ed è un patrimonio da conservare. Così almeno dice il nostro ordinamento che tutela i boschi fin dagli anni 20. Viene quindi da pensare che - viste le ingenti proporzioni del "restauro" della Maddalena - l'intervento sia da considerare in deroga alle norme vigenti. "Abbiamo alla direzione del Parco se fosse possibile mettere on line il progetto, ma ci è stato risposto di no. Quindi, ad oggi non se ne conosce molto. Gli stessi rrappresentanti di Italia Nostra hanno presentato richiesta di accesso agli atti e, a meno che non cali il segreto di stato, nel giro di un mese dovrebbero avere il quadro sotto controllo. "Temiamo di trovarci di fronte ad un vistoso caso di spreco di denaro pubblico, accompagnato da un danno ambientale di portata straordinaria a causa dell'estensione del progetto e della sua localizzazione in un'area protetta. A nostro avviso la Maddalena, la montagna di casa di Brescia, che pur fa parte del Parco delle Colline, è un luogo da proteggere, robinieti inclusi. Gli Strumenti di pianificazione vigenti per le aree del Monte Maddalena che sono il Piano di indirizzo forestale, il Piano di assestamento forestale ed il Piano territoriale paesistico provinciale, non indicano specificatamente un intervento del genere!"

QUI GATTA CI...CORIA - Restauro o meno, resta un fatto, riportato anche da Lina Malaspina su MdC:  "con gli abbattimenti già intrapresi sulla Maddalena, insieme alle robinie sono stati tagliati a raso anche castagni e querce". E anche la questione dell'allevamento di ovini desta non poche perplessità:  "Non esiste in tutta la letteratura scientifica e tecnica notizia di risultati concreti nell'elimininazione dei ricacci -di robinia utilizzando bestiame che, per sua natura, non seleziona le robinie preservando le altre essenze, ma mangia tutto, compresi i nuovi virgulti già piantati tempo addietro, com’è già accaduto".  Dev'essere solo un caso dunque la presenza di Rebecchi e della Mazzoleni ad una serata promozionale della carne ovina lo scorso mese di marzo. Pure sul sito Ruralpini (che si occupa di Gastroecologia) si parla del progetto coordinato da Rebecchi che per i rappresentanti di Italia nostra non è stato possibile vedere: "Il progetto consiste in interventi di miglioramento ambientale con valore anche di modello 'autosostenibile'. In questa prospettiva ci si avvale della collaborazione di alcuni allevatori ovicaprini, sia stanziali che transumanti, con lo scopo di utilizzare il 'pascolo di servizio', non solo come strumento di ampiamento e di mantenimento delle residue superfici a copertura erbacea (praterie minacciate dall'invasione di specie legnose) (cristo! ndC), ma anche ad integrazione degli interventi di taglio e pulizia selvicolturale. Capre e pecore pascolando i ricacci delle infestanti (rovo e robinia in primis) assumono la funzione di 'diserbanti ecologici' evitando l'impiego di costosi e poco ecologici interventi meccanici e chimici". Per fortuna Benedetto Rebecchi, ci difenderà dall'invasione delle maledette specie legnose!

giovedì 28 aprile 2011

Disboscamento in Maddalena: Legittime domande


E' questo il modo giusto?

Cani amici ben trovati. Semplice segnalazione di una lettrice o vero e proprio reportage? Decidete voi leggendo il bel lavoro di Lina Malaspina che - da cittadina e camminatrice della Maddalena -, ha imbracciato pedule, macchina fotografica e pc per scomputerarci un servizio mica male da offrire in esclusiva ai lettori di MdC: un interessante punto di vista in merito alle operazioni di disboscamento in atto sul Monte Maddalena. Dopo aver passato al setaccio in lungo e in largo tutta la montagna, Lina fa una serie di osservazioni e pone alcune domande precise e legittime. Nella speranza che possa servire a far chiarezza, con schifoso ritardo (per il quale ovviamente ci "scusiamo fess"...), pubblichiamo il pezzo che consigliamo di leggere con attenzione (ne avete tutto il tempo visto che fino a lunedì non pubblicheremo null'altro). j.w.

COSA ACCADE IN MADDALENA?

di Lina Malaspina

Cari Cani, scrivo per segnalarvi quello che sta avvenendo in Maddalena, dove alcune aree di bosco sono oggetto da settimane di un taglio a dir poco “drastico”. Giovedì 10 marzo 2011 sono stati pubblicati su (Bresciaoggi) e sul Giornale di Brescia (pp.1,10-11) alcuni articoli a riguardo, da cui sembra emergere l’impressione che “si stia facendo un bel lavoro” (GdB). Non so se nella redazione di MdC c’è qualcuno che si occupa di questioni ambientali (no... siamo dei gnuranch... anche in quello... ndC) e che conosce, in particolare, quello che sta succedendo in Maddalena. Spero che almeno sul vostro blog possa trovare spazio qualche voce fuori dal coro di quelli che ritengono che “si stia facendo un bel lavoro” (GdB).

Ultimamente l’area interessata dai tagli è quella al di sopra del San Gottardo, ai lati della strada della Maddalena, verso la cascina Margherita e fin quasi in cima alla Maddalena. Tagli del bosco molto radicali hanno già riguardato negli anni scorsi altre zone della nostra montagna, ad esempio nel 2008 la valle di Mompiano (si veda il blog Fondra.org), nel 2010 un’area a destra della strada della Maddalena, poco prima del km 10 (prima di arrivare al piazzale delle Cavrelle). In quello che scrivo persone più esperte potrebbero trovare delle inesattezze, però questo non deve togliere importanza alle considerazioni e riflessioni che come cittadino ritengo di poter comunque fare perchè, pur non essendo esperta di botanica, conosco abbastanza bene la Maddalena, i suoi boschi e i moltissimi sentieri che li attraversano. Gli articoli apparsi su GdB e Bresciaoggi sono apparentemente rassicuranti: il cittadino (qualcuno ha evidentemente segnalato la cosa alle autorità “competenti”) deve stare tranquillo, ma soprattutto “non protesti” (Bresciaoggi)! Infatti l’assessorato all’ambiente, il Parco delle colline, l’Università degli studi di Milano, gli “Amici della Montagna”, i “Gnari de Mompià” (tuttavia, forse, non tutti i “gnari” sono d’accordo, come appare nel blog precedentemente citato; o almeno non tutti lo erano quando, nel 2008, venne interessata dai tagli l’area di loro competenza) ci rassicurano; ci dicono di agire per il bene del bosco, in difesa delle “povere” specie autoctone minacciate, dei “poveri” animali costretti a fare fagotto e a fuggire dai boschi inospitali della Maddalena! L’assessorato all’ambiente parla della “necessità di dare una informazione precisa e doverosa ai cittadini, per evitare fenomeni di contestazione più emotivi che giustificati dalla comprensione di quanto accade” (GdB) e riferisce che “il progetto è finalizzato alla salvaguardia e conservazione di preziosi habitat (quali il bosco autoctono e il prato) a rischio di degenerazione per le forti pressioni antropiche e del diffondersi di specie aggressive di origine estranea ai nostri habitat”.

Non voglio permettermi di giudicare le valutazioni dei tecnici del comune, della provincia, del Parco delle colline etc, non ne ho la competenza. Ho però il buon senso, lo stesso, credo, degli altri cittadini, che percorrendo i sentieri della Maddalena, a piedi o in bicicletta, non sono rimasti impassibili di fronte allo scempio di piante e percorsi, e lo hanno segnalato, pensando ingenuamente che fosse opera di qualche privato che agiva senza permessi, non immaginando invece che fosse un’azione promossa e avallata dai soggetti precedentemente citati.

E’ vero, da diversi decenni, la Maddalena e i suoi boschi sono abbandonati all’incuria. Non ci sono più i roncari, i mezzadri, i contadini che assicuravano la manutenzione regolare e costante del bosco, lo pulivano, toglievano alberi e rami secchi, diradavano, creavano radure e appezzamenti a prato o coltivati, facevano l’erba e la legna. Abbandonato a se stesso il bosco è cresciuto, intricato, a volte soffocato da piante invadenti, da rampicanti come l’edera, da liane, dall’accumulo di foglie e ramaglie, dagli alberi secchi (schiantati al suolo o sopra quelli sani) rimasti a marcire a terra o a ostruire i sentieri (nessuno, tra l’altro, si è mai preoccupato di rimuovere questi ostacoli, neppure dopo ripetute segnalazioni).

E’ vero, i boschi della Maddalena necessitavano di cure, per rinvigorirsi ed essere goduti e percorsi con piacere da chi vuole (per un po’) scappare dalla città e dalla sua aria insalubre. Tuttavia, con questa giustificazione, a me pare evidente che si stia facendo ben altro! Sul GdB si parla di “taglio delle piante secche” ma - si può vedere - non vengono tagliati solo gli alberi secchi; in alcuni casi e per estensioni non indifferenti (ricordo che l’“operazione” rifguarda alcune decine di ettari) sono stati “eliminati” tutti gli alberi, in modo indiscriminato. Sono state tagliate molte piante vive, mentre alberi secchi e/o pericolanti sono ancora presenti in molte zone. Nell’area del “tiro coll’arco”, al km 6 della strada della Maddalena, non rimane nulla! Anzi, rimane il Nulla! (nella foto del 12-03-2011). E’ impossibile seguire il tracciato del sentiero (segnato) che si snodava lungo questo pendio, scomparso o cancellato dopo il disboscamento . Lo stesso scempio (purtroppo parole e immagini non bastano per descriverlo, bisogna vederlo da vicino) ha colpito un’altra zona molto estesa, quella dietro la vecchia cascina Margherita. Partendo con il sentiero n.6-7 dal San Gottardo non si ha immediatamente la percezione di quello che ci aspetta arrivando alla cascina: forse non sono ancora in molti quelli si sono spinti per una gita fin là... e che hanno potuto vedere come è ridotto (o forse sarebbe meglio dire scomparso) il bosco che fino all’anno scorso andava dalla Margherita fino al sentiero 11 che porta a Nave.

Nella foto: il pendio dietro la cascina Margherita al posto del bosco
presente fino all’anno scorso. Il sentiero che si snodava tra gli alberi ora risale
come una pista, segnata da mezzi usati per disboscare.
Non è difficile riconoscere che gli alberi che sono stati tagliati non sono né piante infestanti né malate, come vorrebbero farci credere. Si vedono invece ancora a terra castagni, betulle... assolutamente sani (Foto sotto).

Tagliato il bosco non rimane che un pendio di argilla cotta dal sole. Chi dovesse percorrere il sentiero 5, d’ora in poi, almeno per qualche decina di anni (sempre che sia mantenuta la promessa di ripiantumazione) lo affronterà sotto il sole cocente (con quale piacere!), e non più riparato dal bosco (nella foto a fianco, betulle e castagni tagliati poco sopra il sentiero 11). I tronchi della betulla sono facilmente riconoscibili anche in fotografia per il bianco della corteccia, così come il verde delle foglioline appena germogliate (foto 2-4-2011). “Per fortuna”, una volta scesi fino alla cascina, ci sono i cartelli del Parco delle colline che ci spiegano “che cosa stanno facendo a questo bosco”. La foto sotto è significativa per capirlo da soli: non esiste più nessun bosco.


I cartelloni sono situati al margine dei disboscamenti e le motivazioni dell’intervento sono illustrate con accattivanti vignette. Riportano la “necessità” di eliminare le specie non autoctone e/o infestanti, definite addirittura aggressive (neanche si trattasse di piante carnivore con pericolo per i passanti di essere divorati!). Tra le piante non autoctone e/o infestanti vengono citati in particolare la robinia pseudoacacia (dalla cui abbondante fioritura le api fanno lo squisito miele di acacia) e il sambuco (si possono fare sciroppo e liquore con i fiori e marmellata con le bacche). La scelta di ripristinare un bosco di sole specie autoctone, tra l’altro, mi sembra anacronistica: con questa logica si dovrebbero eliminare moltissime specie: le conifere, ad esempio, non c’erano un tempo sulla Maddalena, e sono state introdotte in tempi relativamente recenti; e così via le magnolie e i cedri del Libano dai giardini. (non si sa mai che si diffondano!)

ROBINIE E I CASTAGNI DEL BUREN - La robinia venne portata a scopo ornamentale in Europa addirittura nel ‘600 e, come molte altre specie introdotte nei secoli in Europa e in Italia, si è adattata benissimo al nostro territorio e clima, anzi in molti casi si è dimostrata molto utile per il consolidamento dei terreni, oltre che particolarmente resistente alle malattie e vigorosa. Mentre alcune piante autoctone sono state e sono, invece, sempre più indebolite ed esposte a varie patologie (si veda ad esempio il cancro del castagno, citato anche sui cartelloni del parco) o l’attacco di parassiti, come la processionaria. Chi gira la Maddalena sa e può vedere con i suoi occhi che i castagneti più che dalle robinie sono minacciati e indeboliti dallo stato di abbandono del bosco, dalla presenza di esemplari malati o abbattuti da cause naturali. Si veda ad esempio il bosco di castagni del Buren, dove tre enormi alberi ostruiscono il sentiero ormai da mesi, tra l’altro con pericolo per i passanti, senza che nessuno si preoccupi di rimuoverli. Nessuno pare curarsi di questi castagni (nella foto) che stanno ad uno ad uno morendo, mentre altrove boschi così antichi vengono protetti e valorizzati. I cartelloni del Parco delle colline parlano di salvaguardia della biodiversità, ma quante specie diverse si conteranno dove non ci saranno più alberi? Si legge che verranno ripiantumati, ma quanto tempo ci vorrà per ricostituire un bosco di circa 40 ettari (l’area che si prevede sarà interessata dall’intervento)?

BIODIVERSICOSA? -  Sul GdB vengono riportate le dichiarazioni del responsabile del Parco delle Colline secondo cui il bosco di robinia rappresenta una perdita di biodiversità. Ma ad essere sinceri non si stanno abbattendo solo le robinie! Tra gli esemplari tagliati c’è un po’ di tutto, perfino esemplari di quercia e castagno (oltre a pistacia terebinto, sorbo domestico, albero di Giuda...), proprio le specie che poi si andranno a ripiantumare. Ma che senso ha tagliare castagni adulti e sani per poi ripiantumarli? Si sostiene poi la necessità di ritornare alla passata/perduta amenità di questi luoghi, che oggi sarebbe deturpata da robinie e sambuchi. Ma il paesaggio e l’ambiente non sono forse molto più danneggiati e resi meno fruibili dall’opera di alcuni privati che, con o senza autorizzazioni, senza che nessuno voglia o possa impedirlo, fanno sbancamenti, costruiscono, demoliscono, cementificano, recintano (Figura 10), chiudono antichi sentieri? Come la recinzione che costeggia un tratto del sentiero n.3, di una vasta proprietà alle pendici della Maddalena (zona sopra via Varisco, via Santelle). Per non parlare delle discariche (anche queste ripetutamente segnalate al Parco delle colline e alle autorità competenti) di materiale vario lungo le scarpate dei tornanti della strada della Maddalena (foto sotto e a lato) o nelle radure che vi si aprono a ridosso o poco lontano, accessibili facilmente dalla strada.

Discarica di materiale lungo una scarpata
(tornante dopo il km 5 della Strada della Maddalena).
Il materiale scende fino ad arrivare al sentiero n.4 (foto 12-03-2011)

I SENTIERI CHE SCOMPAIONO - Il disboscamento finora eseguito, inoltre, non si è minimamente curato di salvaguardare i tracciati dei sentieri (anche molto frequentati, come il n.6). Sono letteralmente scomparsi alcuni tratti ed è impossibile percorrere interamente alcuni sentieri, perchè ostruiti da cumuli di alberi tagliati, non rimossi, o accatastati proprio in mezzo al camminamento per settimane. Sono state inutilmente abbattute piante che rappresentavano punti di riferimento dei percorsi. I grossi mezzi utilizzati per il disboscamento, con i quali evidentemente non è possibile fare un lavoro puntuale e selettivo, ma piuttosto distruttivo, hanno alterato i tracciati degli antichi percorsi, lasciando al loro posto solo terreno smosso e piste sterrate (nella foto), che diverranno (anzi son già diventate nel giro di poche settimane) preda di chi vuole avventurarsi in auto dove vuole, utilizzando come nuove aree di sosta le radure recentemente tagliate.

Auto parcheggiata in una delle recenti radure, nella zona del tiro coll’arco
Un tratto del sentiero n.6, che si inerpicava lungo una valletta alberata, adesso si snoda a lato di una fila di alberi mozzati: lo spettacolo è angosciante e il senso di smarrimento notevole. Nel corso della settimana 8/3-12/3/2011 (ma il disboscamento è proseguito probabilmente anche la settimana successiva) la valletta è stata disboscata, gli alberi che facevano da quinte al sentiero sono stati mozzati. Ma quale "esperto" di paesaggi potrebbe concepire un simile piano e desiderare questo risultato?

Il Parco delle colline non dovrebbe per prima cosa garantire la fruibilità del parco quantomeno lungo i sentieri principali, piuttosto che limitarla o impedirla lasciando che rimangano chiusi a tempo indeterminato? I pochi alberi lasciati in piedi hanno i grossi rami spezzati e penzolanti. Gli “esperti” non sanno che, come fossero ferite, le piante verranno più facilmente attaccate e indebolite?

Probabilmente gli autori del taglio risponderanno che ci vuole solo un po' di tempo per liberare i sentieri. Sono trascorse alcune settimane e i sentieri sono ancora in parte bloccati e impraticabili. Non fa ben sperare quanto osservato già l’anno scorso, in un’altra area disboscata, in cima alla Maddalena, sulla destra della strada prima del km 10, dove il sentiero è rimasto ostruito da rami e tronchi per mesi, e il bosco circostante, invece di essere - come promesso - ripulito per potersi rinvigorire, è tuttora pieno di alberi abbattuti o rimasti in piedi penosamente lacerati, con i rami spezzati. Dai ceppi degli alberi tagliati l’anno scorso hanno rigettato, disordinatamente, i polloni. Uno spettacolo squallido e sconfortante. Il sottobosco, soffocato dalle ramaglie abbandonate, non ha potuto crescere. E appare invaso e sommerso dai rovi un po’ dappertutto, anche dove crescono castagni, betulle, querce... non per colpa, quindi, di robinie e sambuchi, ma piuttosto a causa dell’abbandono. Altro che il millantato recupero di biodiversità!


Bosco di castagni e betulle
(non ci sono né robinie,
né sambuchi qui!)
col sottobosco degradato e soffocato
da rovi e sterpaglie (in cima
alla Maddalena, di fronte
al piazzale delle Cavrelle,
foto 17-03-2011
 
DOMANDE - Perchè non si è cominciato il lavoro con un’efficace operazione di pulizia, e con la rimozione di alberi morti e secchi, invece che con l’abbattimento indiscriminato? Non si poteva decidere di limitare in qualche caso, solo dove particolarmente invadente, lo sviluppo di robinie e sambuchi (peraltro presenti sono in alcune zone limitate della Maddalena e totalmente assenti invece in moltissime altre aree) senza la volontà espressa di eliminarli tutti? E se davvero interessa la salvaguardia del bosco, perchè non si interviene anche contro la processionaria, che colpisce tutti o quasi i pini della Maddalena, e la cui pericolosità, non solo per le piante, ma anche per gli animali e per l’uomo, richiederebbe un intervento immediato? Perchè si è abbandonato alla rovina il filare di abeti che dal Grillo sale al vecchio rifugio della Maddalena, con gli alberi malati, spezzati, abbattuti?

Nido di processionaria su un pino visibile dal sentiero n.14
I cartelloni esposti dal Parco delle colline riportano inoltre il rischio che alcuni animali del bosco, scompaiano per la perdita e il degrado del loro habitat: ma ora che questo è stato distrutto, dove andranno uccelli, volpi, tassi, etc. mentre si aspetta la ricrescita del bosco? A completare l’opera di disboscamento si prevede il pascolo di ovini, che faranno terra bruciata, mangiando qualsiasi germoglio. Infine, consideriamo che Brescia è una delle città più inquinate d’Europa (con la conseguente forte incidenza di tumori, e malattie respiratorie). Era necessario, data questa condizione critica, la scelta di diminuire in modo così massiccio la maggiore risorsa di verde della città, proprio ora, dopo che per decenni non si è fatto nulla o quasi, con un intervento che nelle previsioni dovrebbe riguardare 38 ettari? (sul GdB si riportano alcuni numeri: 8 ettari disboscati l’anno scorso, 14 ettari sono in corso di disboscamento quest’anno, si prevede di arrivare ad un totale di 38 ettari). Non penso che nessun intervento andasse fatto, al contrario. Ma forse sarebbe stata più utile un’azione mirata e gestita in modo meno violento e distruttivo. Il milione e mezzo di euro di stanziamento (fonti: GdB, Bresciaoggi) prevede solo il taglio o anche tutte le opere necessarie per il futuro? E’ previsto un programma di manutenzione regolare del bosco? O tutto sarà lasciato di nuovo all’incuria, come già avvenuto in passato in occasione di interventi analoghi? Chi ripiantumerà quei 38 ettari? Non era meglio fare le cose gradualmente? Ci sono esperti e ispettori che controllano di persona come sta avvenendo il taglio e che sovrintenderanno al processo di ricostituzione del bosco? Chi garantisce che dopo ci si occuperà anche di curarne la crescita e la salute? E dopo che sarà avvenuto “il recupero di radure e zone prative un tempo presenti” chi si impegnerà a mantenerle?

CONCLUSIONI - La preoccupazione del cittadino (che non è un ingenuo) è più che comprensibile: quante volte, percorrendo abitualmente sentieri e boschi della Maddalena, ci è capitato di imbatterci in organi competenti e/o di controllo, siano essi rappresentanti del corpo forestale o quantomeno “guardie” del parco? Da informazioni ricevute per via telefonica sembra di capire che la forestale non ha più il compito e la responsabilità di scegliere e segnare quali piante tagliare, e che il Parco delle colline, autorizzato dal comune, ha affidato il disboscamento a cooperative di fiducia. Sarebbe importante chiarire che competenze hanno queste cooperative, perchè credere sulla fiducia non basta, visto che si sta tagliando una riserva di verde che è di ciascuno di noi, e visto il milione e mezzo di euro che costa l’operazione. Vorremmo sapere a che tipo di cooperative sono stati affidati gli incarichi di taglio, quali interessi hanno e se - in qualche caso - traggano vantaggio dalla vendita del legname: in questo caso la scelta delle piante da tagliare, possiamo pensare, è fatta sulla base di quanto se ne può ricavare? E quindi prevede anche il taglio di alberi di grosse dimensioni e sani, e il cui legno è pregiato, come quello di castagno e di robinia?

Terreno franoso sul Monte Maddalena (foto 12-03-2011)
Tagli drastici e incertezza sugli interventi futuri, potrebbero ulteriormente compromettere la stabilità idrogeologica del terreno che, in molte zone della Maddalena, è franoso (foto a lato) e soggetto a frequenti smottamenti. Il terreno argilloso, che forma uno strato non molto spesso sulla roccia calcarea sottostante, una volta denudato, sarà ancora più esposto a dilavamento. In caso di forti piogge accade spesso che attraverso le strade che scendono dalla Maddalena (ad esempio, sul versante sud, via del Canalotto, via Mediana, via Amba d’Oro etc.) scorrano fiumi di fango e detriti fino alla città. A questo proposito vale la pena di ricordare che la robinia, tanto bistrattata da certi “esperti”, è invece molto utile, grazie alla tipologia delle sue radici e al consolidamento delle scarpate, riesce a crescere vigorosa anche in terreni molto poveri (per approfondire gli innumerevoli pregi della robinia si rimanda, per esempio, a questo sito). Mi auguro che siano numerosi i cittadini bresciani sensibili a questi problemi, che non si facciano influenzare dalle affermazioni rassicuranti e apparentemente convincenti di chi decide per noi, che trovino altre fonti di informazione alternativa. Leggendo quei cartelli un po’ ingannevoli del Parco delle colline e gli articoli sul giornale ho ripensato alla storia dei vestiti dell’imperatore. Forse basta il buon senso per riconoscere che il re è nudo.
Lina Malaspina