Cara è la fine...ci annusano ormai,sentono il lezzo del panico che spruzza in freddi sudori il terrore che c'è.Non glieli daremo per ungersi dei nostri mali stillanti le mani avide:che ci tocchino morti, secchi e gelidi.Oh, non piangere,urla piuttosto e lasciamo di noi un ricordo toccante.Stringiti a me,ringhiagli addosso e poi sparami mentre io sparo a te.Dieci pistole spianate e dieci sguardi ruvidi e tesi che puntano qui dentro l'auto, e la corsa finisce così. Cara è la fine...perdonami.Oh, non piangere,urla piuttosto e lasciamo di noi un ricordo toccante. Stringiti a me,ringhiagli addosso e poi sparami mentre io sparo a te. Ci vogliono vivi e colpevoli...ma che vita è una cella? Avremo di più:quella stella che un giorno mi donasti, lassù.Oh, non piangere...
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sabato 12 dicembre 2009

Rothe Erde - Metallurgica Rossi: si torna al lavoro...

Tutti contenti,
"ma restano i licenziamenti"
Termina con grande gioia di tutti (nella foto, un'allegoria) la vicenda Rothe - Erde. Il presidio dei lavoratori (dopo otto settimane di polemiche) viene smantellato proprio in queste ore. L'accordo è stato trovato. Ora si riprende con 24 mesi di Cassa integrazione a rotazione (per i non licenziati) e di Cassa a zero ore per i licenziati. Sì perchè, dopo tutta sta menata, i licenziamenti restano anche se fortunatamente si è trovata la giusta tutela per i 33 dipendenti oggetto della mobilità unilaterale di ottobre.

Vorremmo porre l'accento sulle incongruenze (qualcuna ce n'è) di un accordo che si poteva raggiungere prima con la buona volontà di tutti. Dal Bresciaoggi del 12 dicembre 2009 leggiamo: "Finora, di 33 addetti interessati al «percorso» più lungo, 29 hanno firmato il verbale di conciliazione, 2 erano assenti per malattia e altrettanti hanno chiesto 24 ore di tempo per riflettere". In effetti restano dei lavoratori (casi limite) che fra qualche anno potrebbero non dirsi troppo contenti dell'accordo siglato giovedì notte in Aib. Ci sono - per esempio - alcuni pensionandi che, firmando il verbale di conciliazione, rinunciano ai 15 mila euro di buona uscita. Altri invece andranno in mobilità e difficilmente troveranno ricollocazione in Metallurgica Rossi. Comunque quasi tutti sono contenti... Qui potete leggere l'articolo apparso sul Bresciaoggi dell'11 dicembre sull'accordo. Da sottolineare che, per tutti i dipendenti "non licenziati", partono due anni di Cassa a rotazione.

Tra i principali nodi da risolvere resta quello dei rapporti tra colleghi di lavoro, lacerati da 2 mesi di polemiche. Ci vorrà del tempo per guardarsi di nuovo in faccia e parlarsi - magari di fronte ad una birretta. Confidiamo nella buona volontà delle persone che, a differenza di sindacati (o corporazioni?) e micro potentati politico-economico-religiosi locali, utilizzano il buon senso. E' ora di lasciarsi alle spalle polemiche e divisioni e ritornare alla normalità. Tanti auguri sinceri da parte di tutti i cani del muro agli amici della Metallurgica Rossi di Visano. Sappiamo per certo che, là dentro, qualcuno legge le pagine di questo misero blog. Speriamo che qualche lavoratore visanese torni a farsi un giretto su MdC... sempre che lo stesso (r)esista ancora... nel prossimo futuro. (Leggi anche:"Minacce (s)velate per MdC" e del centro islamico di Trenzano)

venerdì 4 dicembre 2009

Rothe Erde - La Maga Magò non firma la bozza

La trattativa riprende mercoledì mattina La trattativa riprende mercoledì mattina La trattativa riprende mercoledì mattina La trattativa riprende mercoledì mattina La trattativa riprende mercoledì mattina La trattativa riprende mercoledì mattina La trattativa riprende mercoledì mattina La trattativa riprende mercoledì mattina La trattativa riprende mercoledì mattina La trattativa riprende mercoledì mattina La trattativa riprende mercoledì mattina La trattativa riprende mercoledì mattina La trattativa riprende mercoledì mattina La trattativa riprende mercoledì mattina La trattativa riprende mercoledì mattina La trattativa riprende mercoledì mattina La trattativa riprende mercoledì mattina La trattativa riprende mercoledì mattina.

La Maga Magò (nella foto sopra) al tempo Michela ("aspetta e") Spera segretaria ansiolitica della Fiom di Brescia, ha voluto specificare che la vertenza Rothe Erde non è ancora chiusa. Sopra, il commento della Fiom di Brescia in merito al penultimo incontro sul caso della Metallurgica Rossi. C'è la bozza d'accordo, ma "la trattativa riprende mercoledì mattina". Tanto lei questa sera riposa al caldo nel suo loculo a due piazze (rosse).

Domanda, secondo te siamo sulla strada giusta? Risposta: "io sono sulla strada per Visano". Ok, ma ... siamo sulla strada giusta? "io sono sulla strada per Visano"... sì... ma è la strada giusta o no? Risposta: "io sono sulla strada per Visano"... sembra di parlare con Dustin Hoffman in Rain Man.

Sul pianeta Terra, in provincia di Brescia, nel frattempo...
Venerdì 4 dicembre, dopo circa nove ore di tavolo sindacale nella sede dell’Aib (presenti i manager e le delegazioni di Fiom, Fim e Uilm) è stata presentata una bozza d’accordo sottoscritta per ora solo da Fim e Uilm. Il testo verrà probabilmente ridiscusso mercoledì prossimo (9 dicembre) «non essendoci oggi la disponibilità della Fiom a giungere ad un’ipotesi di accordo» recita un comunicato dei metalmeccanici di Cisl e Uil. La proposta è «frutto di una discussione a cui ha preso parte anche la Fiom» confermano i presenti. Si tratta quindi di una proposta condivisa.

La bozza prevede lo slittamento dei licenziamenti «di 24 mesi, durante i quali i lavoratori saranno sospesi in Cassa Integrazione Straordinaria - si legge nel comunicato -. Al termine del periodo di Cigs e mobilità, se i dipendenti dovessero trovarsi ancora privi di altra occupazione saranno riassunti dalla Rothe Erde - Metallurgica Rossi di Visano».

I termini della proposta partorita dal tavolo sindacale di ieri vanno a integrare la bozza d’accordo nata dall’incontro Prefettizio del 18 novembre scorso che prevedeva oltre ai 2 anni di cigs anche un incentivo all’esodo di 15 mila euro lordi e l'opzione di precedenza nell’assunzione per quanti avessero superato i 47 anni, nel caso che l’azienda nel prossimo futuro si trovasse nelle condizioni di dover assumere personale.

Dalla Fiom nessun commento in merito all’ultima proposta: «la trattativa riprende mercoledì mattina» ripete per l'ennesima volta la segretaria Michela Spera sulla strada per Visano. Speriamo sia la strada giusta. Non perderti Michela...

Restano due domande:

1) Perchè, se la bozza nasce anche grazie al contributo della Fiom, dobbiamo attendere fino a mercoledì, dopo otto settimane di presidio?
2) Chi deve metterci il cappello questa volta? Lebowsky? Jackie Three Horn o presidenti di provincia legaioli? Attendiamo mercoledì per sapere
- se i politici bresciani faranno la loro solita squallida comparsata&passerella
- se siamo noi ad avere fallato, pronti nel qual caso, a fare la figura dei cialtroni (non sarebbe nè la prima nè l'ultima volta).

Rothe Erde - La grande attesa


Mentre proseguono le trattative al tavolo sindacale in Aib impegnato a chiudere (si spera) la vertenza Rothe Erde - Metallurgica rossi di Visano, l'azienda che MdC sta seguendo da un mese. La Fiom di Brescia, in queste ore (sono le 16) avrebbe chiesto di riaggiornare l'incontro ai prossimi giorni), le altre sigle sindacali chiedono invece di proseguire con il tavolo. entro questa sera si dovrebbe sapere qualcosa di più.

Alla Modine riprende il lavoro
dopo una settimana di presidio
garanzia per i prossimi 18 mesi

Nel frattempo si chiude a tempo di record (la notizia è di due giorni fa) la vicenda della Modine di Pontevico (foto sotto). Dopo solo una settimana di sciopero, la multinazionale americana la piglia in saccoccia e accetta altri 18 mesi di produzione. A dimostrazioine che, di fornte ai lavoratori uniti in presidio (operai, impiegati e quadri dirigenti, TUTTI) e al blocco delle merci nessuno può porre pregiudiziali di sorta ed è costretto a scendere a patti.

Merito della scelta di tempo di Oliviero Girelli della Fiom (sono le persone a fare la differenza?), capace di condurre la vertenza verso un esito estremamente positivo. "Avessimo atteso ancora un mese saremmo arrivati troppo tardi" afferma Girelli che denuncia "la totale assenza della classe politica che, in Italia, oltre ad affermare che la crisi è finita fa poco o nulla".

Il rischio-chiusura per lo stabilimento bresciano derivava paradossalmente dalle misure anticrisi adottate dal governo olandese che (secondo quanto detto dallo stesso Girelli) "garantisce sgravi fiscali del 20% circa sull’utile e ulteriori benefici per i prossimi tre anni in cambio del mantenimento dell’occupazione" nella terra dei tulipani. I dirigenti della multinazionale speravano di recuperare il gap puntando proprio sugli sgravi fiscali olandesi. Evidentemente il capo del governo de L'Aia (che non deve per forza farla franca in qualche maniera) può permettersi il lusso di prendere decisioni in materia di politica economica. Guarda un po'...
Per il povero Smilzo Belfresconi (con i minuti contati come da foto) restano le dichiarazioni solo del pentito Gaspare Spatuzza: "Graviano mi fece il nome di Berlusconi e mi disse che grazie a lui e al compaesano nostro ci eravamo messi il paese tra le mani. Graviano mi disse che avevamo ottenuto tutto quello e questo grazie alla serietà di quelle persone che avevano portato avanti questa storia, che non erano come quei quattro 'crasti' socialisti che avevano preso i voti dell'88 e '89 e poi ci avevano fatto la guerra".

Tornando alle cose importanti

Da Bresciaoggi, Mercoledì 02 Dicembre 2009 pagina 33
gli ultimi sviluppi del caso Modine

La Modine di Pontevico resterà aperta e l’intera produzione (compresi i prototipi in via di sviluppo in quest’ultima fase del 2009) sarà mantenuta nell’impianto della Bassa almeno per i prossimi 18 mesi. Nel secondo semesttre 2011, le parti, si confronteranno per definire le prospettive future.
QUESTI, in sintesi, i contenuti dell’accordo siglato ieri sera in «Aib» - al termine di un’autentica maratona iniziata al mattino - tra i rappresentanti della multinazionale americana (stampaggio componenti per auto) e quelli della Fiom di Brescia, guidati dal segretario Oliviero Girelli. Una svolta che, a pochi giorni dall’inizio della mobilitazione dopo i «sospetti» di chiusura della fabbrica (e trasferimento delle attività in Olanda), consente ai 130 dipendenti di tirare un sospiro di sollievo. Come previsto dall’intesa - sottoposta subito dopo al vaglio dei lavoratori - gli stampi prodotti dall’azienda e destinati a essere installati in impianti Nord europei, verranno imballati, sigillati e custoditi in un magazzino (in una sede neutra da stabilire) e sottoposti al controllo di due figure indicati da sindacato e azienda.

LE PARTI, inoltre, hanno definito che, se nel 2010 l’utilizzo della Cassa integrazione ordinaria sarà superiore a quello del 2009, l’azienda si impegnerà a integrare economicamente la differenza. La Fiom, inoltre, nominerà un tecnico di fiducia interno al sito di Pontevico per monitorare «i piani industriali di sviluppo del gruppo e fornire informazioni oggettive sulle scelte future del gruppo». Per i meccanici Cgil si tratta di un accordo storico. «Mai in passato - sostiene Oliviero Girelli - eravamo riusciti a strappare simili garanzie da una multinazionale. Dal punto di vista sindacale si tratta sicuramente di un’intesa positiva considerato che, il colosso americano, ha spazi di manovra autonomi e poteva decidere, in qualunque momento, di chiudere la fabbrica. Per fortuna - conclude - siamo riusciti a intervenire per tempo».

lunedì 30 novembre 2009

Rothe Erde - Riparte il tavolo

A pagarla - come sempre - quelli che ci credono davvero

Riprendono le trattative sindacali nell’ambito della difficile vertenza della Rothe Erde - Metallurgica Rossi di Visano, l’azienda del gruppo Thyssenkrupp, che vede una parte dei propri lavoratori in presidio permanente dal 19 ottobre. Le parti si riuniranno il prossimo 4 dicembre in Aib per riprendere il filo della trattaiva sindacale che si era spezzato intorno alla metà di ottobre con la decisione unilaterale da parte della dirigenza di staccare 44 lettere di mobilità. E’ stato il Prefetto di Brescia Livia Narcisa Brassesco Pace a chiedere ed ottenere una “tregua" di 10 giorni «per ritrovarsi e riprendere il dialogo in modo da riportare la situazione nell'ambito della normalità» fa sapere la Prefettura. Brassesco Pace ha poi richiamato azienda e sindacati ad impegnarsi per «evitare tensioni tra lavoratori» sottolineando «la necessità di comportamenti che fa la libertà di scelta: diritto sciopero per chi vuole scioperare e diritto di entrare al lavoro per chi non volesse aderire al presidio». Le parti in causa sono state poi inviate dallo stesso Prefetto a ritrovarsi il giorno 11 dicembre prossimo in Broletto per fare nuovamente il punto della situazione.

E alla fine, a pagarla più salata di tutti, saranno quelli che non hanno perso il lavoro, ma cucinano, portano cibo, vino, legna, sigarette, passano le notti al freddo e presidiano fuori dalla fabbrica (che non chiuderà... per ora...). Molti sono lì perchè ci credono davvero. La pagheranno cara e questo è profondamente ingiusto e ci fa inkazzare tremendamente.


Nel frattempo altre multinazionali pronte a darsela a gambe nella maniera più subdola possibile... neanche fossimo ... che so... una specie di Repubblica delle Banane... Dopo il caso dell'Ab Plast di Montichiari ecco quello della Modine di Pontevico:

«Modine», 130 a rischio:via alla mobilitazione
Da bresciaoggi di Venerdì 27 Novembre 2009 pagina 28

Si accendono nuovi fuochi davanti ai cancelli delle fabbriche bresciane.

DA IERI, a Pontevico, anche i 130 lavoratori della modine (multinazionale americana leader nell’automotive) sono in presidio permanente. Una mobilitazione deciso, con il sindacato, al termine di un incontro tra Rsu, Fiom di Brescia e i dirigenti (olandesi e tedeschi) del gruppo: al centro dell’attenzione il futuro dell’azienda (inaugurata solo nel 1999), a rischio - secondo la casa madre - per questioni di bilancio. Una tesi smentita, durante il confronto, da Oliviero Girelli (componente della segreteria dei meccanici Cgil) che ha posto sul tavolo una serie di documenti, ottenuti grazie all’aiuto dell’Ig Metall (il sindacato dei metallurgici tedeschi) nei quali viene riportata, «chiaramente», l’intenzione del colosso di spostare in Olanda l’attività di stampaggio dei componenti prodotti finora nel sito bresciano; e, di conseguenza, sottolinea il sindacato, di chiudere l’impianto della Bassa entro i primi mesi del 2010.

«IN REALTÀ, la modine di Pontevico si dimostra, dati alla mano, molto più competitiva rispetto all’azienda olandese dove la dirigenza intende trasferire le produzioni - ha spiegato Girelli -. I manager sperano di recuperare redditività puntando sulle ultime disposizioni del Governo de L’Aia, che garantisce sgravi fiscali del 20% circa sull’utile e ulteriori benefici per i prossimi tre anni in cambio del mantenimento dell’occupazione». Secondo la documentazione prodotta dalla Fiom (ordinativi su carta intestata modine e firmata dagli stessi dirigenti), il management aveva già disposto una serie di investimenti (1,5 milioni di euro) per dotare l’impianto olandese, entro il prossimo febbraio, degli stampi oggi ad esclusivo appannaggio del sito di Pontevico. Di fronte alla richiesta di spiegazioni, avanzata dal sindacato, i vertici hanno chiesto la sospensione dell’incontro, costringendo di fatto i lavoratori - spiega Girelli - a entrare in sciopero e presidio permanente davanti alla fabbrica. «Finchè non avremo notizie più certe sulle intenzioni della modine - hanno detto alcuni operai fuori dai cancelli - il materiale contenuto nei magazzini resta dov’è».

UNA NOVITÀ, quella emersa ieri, considerata quasi un fulmine a ciel sereno. Nonostante la Cassa ordinaria a rotazione (una settimana al mese) per buona parte del 2009, la fabbrica ha continuato a produrre; inoltre - come spiega il sindacato - i conti sono in attivo e le produzioni (molto richieste dal mercato) sono destinate alle maggiori case automobilistiche europee e americane. Grande rabbia e delusione tra i dipendenti, la maggior parte dei quali ha un’età compresa tra i 35 e i 40. Tra loro almeno otto coppie con figli a carico, che dipendono interamente dall’azienda della Bassa. È il caso, ad esempio, di Rosy, in attesa di un figlio, che col marito (dipendente modine) aveva appena acquistato casa: «Abbiamo accolto malissimo la notizia - ha detto -. Lavoro in fabbrica da 9 anni e non mi attendevo un atteggiamento del genere, anche se sappiamo tutti come funziona con le multinazionali. Con la nostra mobilitazione e il blocco dei cancelli l’azienda dovrà tornare al tavolo delle trattative: ci attendiamo un incontro chiarificatore al più presto».

martedì 24 novembre 2009

Rothe Erde - Spiragli di luce?

Lunedì le parti si ritrovano per fare il punto,
ma l'accordo pare ancora lontano

Si registra qualche piccolo passo avanti nella questione della Rothe Erde - Metallurgica Rossi, la fabbrica di Visano (Thyssenkrupp), specializzata in cuscinetti volventi che vede dal 19 ottobre il presidio della Fiom e di parte dei lavoratori davanti ai cancelli della fabbrica per protestare contro la decisione unilaterale della dirigenza di mettere in mobilità 44 lavoratori.

Ieri i rappresentanti delle tre sigle sindacali e della dirigenza si sono riuniti insieme al Questore di Brescia Vincenzo Montemagno attorno al tavolo convocato dal Prefetto Livia Narcisa Brassescio Pace per fare il punto della situazione.

A termine dell'incontro è stati stabuilito quanto segue: il presidio può rimanere dov’è, ma - a detta delle istituzioni - deve essere composto solo da lavoratori della fabbrica visanese e dai delegati sindacali. Sono state poi chieste garanzie per l’accesso al lavoro in sicurezza da parte dei lavoratori che non aderiscono al presidio e sul mantenimento dell’ordine pubblico, «aspetto che - secondo il delegato Fiom Francesco Mazzacani - non è mai stato messo in discussione». Tutte le parti in causa si sonopoi impegnate a stemperare i toni, per ricreare un clima idoneo al confronto sindacale in modo da giungere al più presto ad un accordo condiviso.
A margine dell’incontro è stata presentata da parte della Fiom di Brescia la volontà di aprire un tavolo sindacale nelle sedi opportune (azienda o Aib), ma - allo stato attuale - lo stesso Prefetto considererebbe il Broletto il luogo più consono per giungere ad un vero confronto in grado di indirizzare la trattativa verso un percorso condiviso.
L’eventuale trattativa ripartirebbe dalla proposta nata nel corso dell’ultimo tavolo prefettizio: 24 mesi di cigs, 15 mila euro di incentivo volontario alla mobilità e l'opzione di precedenza per chi ha superato i 47 anni nell’assunzione, se l’azienda si trovasse nelle condizioni di dover assumere personale. Il Prefetto ha poi sottolineato l’intenzione di verificare l’eventuale possibilità di ricollocare in altre aziende i lavoratori Rothe Erde che si trovano in particolare difficoltà economica. Le parti hanno poi deciso di ritrovarsi lunedì 30 novembre (alle 17.30 sempre in Broletto) per una valutare lo stato di normalizzazione della situazione e verificare la possibiità di riprendere le trattative sindacali.

Ieri - Ingresso al lavoro senza problemi e accreditamento delle buste paga. Dopo l’appello del Prefetto di Brescia Livia Narcisa Brassesco Pace, ci si attendevano segnali di distensione e buona volontà da parte di tutti. Effetivamente così è stato e ieri, davanti ai cancelli della Rothe Erde - Metallurgica Rossi (in presidio dal 19 ottobre scorso) l’attività lavorativa dei dipendenti che non aderiscono allo sciopero è ripresa regolarmente senza tensioni o problemi di sorta. I colleghi in presidio «hanno dato - conferma anche la Fiom di Brescia - un segnale di buona volontà garantendo l’accesso in totale sicurezza a chi intendeva riprendere l’attività».

Restava da sciogliere il nodo delle buste paga arretrate che l’azienda si riservava di versare alla ripresa dell’attività lavorativa. «Proprio oggi (ieri ndR)abbiamo dato disposizioni per l’accreditamento degli stipendi» confermano i dirigenti della Rothe Erde.Segnali di miglioramento conermati dalla stessa azienda che lasciano ben sperare per la ripresa delle trattative anche in vista dell’incontro previsto per lunedì prossimo in Prefettura dove si dovrebbe fare il punto della situazione e porre le basi per la ripresa della trattativa sindacale.«L’intenzione è quella di seguire le indicazioni fornite dal tavolo prefettizio - concludono i dirigenti -, le uniche, a nostro avviso, in grado di riportare la vicenda sui binari della normalizzazione dei rapporti tra le parti in causa».

Ieri giunge anche una segnalazione da "Anonimo" - crediamo membro del presidio - che molto volentieri inseriamo in edizione special-sindacale della simpatica rubrica postale più pazza del mondo che alle questioni intende andare a fondo (in assetto come da foto sotto):

La Posta del Cane:
30 volontari cercansi

CARA MDC (cara? Muro è maschile, ma non facciamone questioni di lana caprina ndC)

abbiamo fatto entrare chi vuole lavorare, abbiamo chiesto agli altri operai che vengono a portare la loro solidarità di non venire più perchè il sig(?) Andaloni non si sente sicuro e ne fa un problema di ordine pubblico, da lunedì prossimo si riapre il tavolo delle trattative solo su questioni sindacali, la FIOM le proposte concrete le ha, vedremo chi ne fa un problema ideologico. CIAO A TUTTI."

La risposta di MdC è affidata quest'oggi ad un opinionista storico del Blog, Pier Paolo Scoreggia (nella foto durante il barbecue dello scorso ferragosto) che, nonostante le bislacche apparenze intende porre questioni serie:

Risposta MdC: "Caro amico del presidio, premetto che - come potrai capire dal mio pseudonimo - non conto nulla e non faccio il sindacalista e quindi posso solo esprimere opinioni personali basate sulla conoscenza parziale dei fatti.
Basterebbe trovare 30 persone da mandare in mobilità volontaria per accontentare tutti. Ci sono?
Per quanto ci riguarda sono evidenti - rispetto alla scorsa settimana - i passi in avanti o i segnali di buona volontà messi in campo dai lavoratori in sciopero. A cui ha fatto seguito - se è vero lo sapremo solo lunedì per i tempi tecnici di accreditamento bancario - il pagamento delle buste paga da parte dell'azienda.
I tempi sono duri e abbiamo tutti il dovere di difendere il diritto al lavoro che è lo stracazzo di fondamento della nostra decadente Repubblica.
E' vero, MdC ha recentemente polemizzato con i metodi della Fiom sottolineandone la mancanza di pragmatismo. Voglio sottolineare una cosa. La polemica è sul metodo e non nel merito di una vertenza che è sacrosanta: non si è mai visto che un'azienda ricorra a metodi di licenziamento di questo tipo. E' anche vero che l'ultima offerta potrebbe essere una base più solida da cui partire per trovare un accordo. Il problema dei dirigenti di questo sindacato pare essere uno solo: se non sei d'accordo con loro su tutto vieni immediatamente etichettato come "un nemico dei lavoratori". Il mondo è una continua sfumatura.
Certo, non possiamo permettere alle multinazionali di disporre a loro piacimento delle aziende e soprattutto delle vite dei lavoratori del nostro territorio. Il caso della Rothe Erde ci sembra però singolare per il semplice fatto che - stando agli spergiuri degli scarsi dirgenti - questa ditta non dovrebbe chiudere. Inizialmente, l'irrigidimento dei manager chiamava a gran voce lo sciopero ad oltranza. Col tempo - penso alla caotica giornata di martedì scorso - il fronte dei lavoratori si è praticamente frantumato, a tutto vantaggio dell'azienda.
Ho una domanda: sarà possibile per la Fiom abbandonare la politica del "NO secco ai licenziamenti" e passare a quella del "troviamo 30 volontari o ridiscutiamo i nominativi"?Sarebbe sempre una "riduzione del personale" meno traumatica e consertirebbe alle parti di riavvicinarsi ulteriormente. Di fronte al ritiro della pregiudiziale anti licenziamento, l'azienda sarebbe costretta a scendere a patti perchè è comunque corresponsabile al pari degli altri del casino che si è creato. Il vero problema da affrontare, in seguito, sarà quello di ricreare un rapporto più tranquillo tra colleghi che si sono divisi nell'ultimo mese e mezzo.
Sarebbe ora di fare un passo indietro per farne tre avanti. Ripetiamo: non nel merito (a nessuno picciono i licenziamenti), ma nel metodo (troviamo un punto d'accordo per salvare la fabbrica). Se la Fiom ha proposte pragmatiche da fare, tanto meglio, l'incontro della prossima settimana e i tavoli successivi saranno il luogo ideale per farle. Quello che ci auguriamo - pensiamo che se lo augurino tutti - è che non si corra il rischio di sacrificare 170 lavoratori per NON salvarne 30. Ci sono 30 volontari? Escano ora. E poi facciamo votare tutti i lavoratori. Giusto o sbagliato è quello che pensiamo e - stavolta, per una volta - non ce l'abbiamo davvero con nessuno... capita anche questo... p.p.s.



lunedì 23 novembre 2009

Rothe Erde: Domani ore 14.30, incontro in Prefettura

E speriamo che sia la volta buona

[Da Bresciaoggi.it] Si profilano novità importanti nella vertenza della «Rothe Erde - Metallurgica Rossi» di Visano, i cui lavoratori sono in sciopero dal 19 ottobre scorso contro la decisione unilaterale della dirigenza di mettere in mobilità 44 persone: domani alle 14.30, i rappresentanti di azienda e sindacati sono riconvocati in Prefettura per un nuovo incontro.


A dare la notizia, ieri, è stata Michela Spera, segretaria della Fiom Cgil di Brescia, a margine di un’assemblea pubblica organizzata da alcuni lavoratori del presidio che avrebbe dovuto vedere la partecipazione di don Mario Benedini, responsabile degli Affari sociali della diocesi. «Doveva essere un confronto informale - afferma Angelo Patti, ex presidente delle Acli bresciane e promotore dell’incontro -. Per un errore organizzativo l’iniziativa è stata trasformata in un’assemblea e avrebbe potuto creare tensioni inutili».

Grande l’amarezza tra i lavoratori del presidio, i quali speravano nella presenza di un rappresentante della diocesi: «La Chiesa ha il compito di schierarsi dalla parte di chi soffre - commentavano ieri alcuni operai -. Qui invece molti dipendenti cattolici hanno preferito scegliere la fabbrica anziché difendere la dignità delle persone».

Sollecitazioni alle quali ha risposto lo stesso Patti: «Mi ritengo uomo di chiesa e sono legato da rapporti di amicizia con molti di voi, e ho scelto di schierarmi dalla parte dei licenziati. Penso che la dirigenza abbia sbagliato. Se fossi il proprietario di questa multinazionale - ha poi aggiunto - mi interrogherei sull’operato dei dirigenti che non hanno fatto ricorso da subito agli ammortizzatori sociali previsti dalla legge italiana. Dirigenti di questo tipo è meglio che se ne stiano a casa».

E adesso, all’alba della sesta settimana di sciopero, alcuni operai intendono rispondere alle sollecitazioni dei colleghi che non aderiscono al presidio: «Io non sono d’accordo con chi sputa e sono disponibile a confrontarmi in modo civile coi miei colleghi in qualunque momento - afferma Marco Riccobelli -. Mi domando però: è più grave sputare in faccia o violentare la verità? L’atteggiamento dei dirigenti ha violentato la verità».

giovedì 19 novembre 2009

Rothe Erde - Ore 18.00 Vertice in Prefettura


Ecco (secchi e gnecchi)
i termini della proposta

Due anni di Cassa integrazione straordinaria al termine dei quali scatterà la mobilità, incentivo all’esodo di 15 mila euro e l'opzione di precedenza per chi ha superato i 47 anni nell’assunzione, se l’azienda nel prossimo futuro si trovasse nelle condizioni di dover assumere personale. Viene inoltre confermato l’impegno da parte del prefetto di Brescia, Narcisa Brassesco Pace, di favorire il ricollocamento dei licenziati attraverso il coinvolgimento di enti e istituzioni locali bresciane.

A questo punto chissà che giudizio potrà dare chi se ne sta al freddo fuori, magari di notte, da 5 settimane nel pieno della peggiore crisi economica dal 1929. Giudicate voi. Quella che abbiamo cercato di raccontare fino ad ora è solo una delle decine e decine di storie che stanno riguardando il nostro paese. Oggi. (Nella foto, modello: "Intervallo", la stazione di Visano)

Per la cronaca, ecco la risposta della Fiom di Brescia alla proposta: «Pur registrando un passo avanti rispetto ai termini della precedente ipotesi d’accordo - prosegue Spera -, anche questa proposta non può essere condivisa». Sulla stessa linea anche il delegato di zona Francesco Mazzacani: «per quanto ci riguarda viene confermato lo sciopero e il presidio».

La giornata di ieri (20 novembre):

Da Bresciaoggi.it: "La commozione e la rabbia di chi presidia e di chi non lavora da più di un mese. La tensione di 5 settimane di lotta, gioca brutti scherzi alla Rothe Erde - Metallurgica Rossi di Visano (in sciopero a oltranza dal 19 ottobre), dove oggi è ripresa (per un paio d’ore) l’attività. Intorno alle 14, circa 70 (tra dirigenti, impiegati e operai) hanno varcato i cancelli dell’azienda per poi uscire verso le 16. Considerando che gli effettivi (escludendo i 44 licenziati) sarebbero 170, significa che circa 100 persone sono rimaste o a casa o fuori in presidio. La spaccatura è netta e pesa soprattutto dal punto di vista psicologico. In questo senso, c’è un fattore che accomuna tutti i lavoratori: gli occhi lucidi per rabbia, amarezza e stanchezza sia tra i membri del presidio che tra i dipendenti che hanno ripreso l’attività.Fortunatamente nessun incidente da segnalare, solo insulti, parole pesanti e qualche sfottò tra colleghi oltre alle «provocazioni di un dirigente che - fa sapere il sindacato - avrebbe deliberatamente zigzagato all’uscita dai cancelli quasi a voler investire gli scioperanti». Colpi di testa che non aiutano certo la distensione. A fronte della bocciatura da parte della Fiom della proposta prefettizia di giovedì sera, si prosegue con il presidio che, tra le altre cose, ha ricevuto oggi la visita di Guido Galperti e Arturo Squassina consiglieri regionali del Pd. Di sicuro, Visano ricorderà queste giornate anche per la massiccia presenza di uomini e mezzi di Polizia e Carabinieri che fanno i turni per garantire l’ordine pubblico. La situazione non può certo dirsi «normale». Domanda: quanto durerà ancora? L’azienda assicura: «lo stabilimento di Visano non chiuderà» e conferma il rispetto dei termini di legge per i criteri dei licenziamenti. Eppure «sulla lista è finita anche gente con 11 anni di anzianità - affermano alcuni operai che hanno già fatto ricorso contro le lettere di mobilità -. Gente che ha insegnato ai nuovi assunti l’utilizzo dei macchinari a controllo numerico (è questo uno degli indicatori in base ai quali venivano redatti i criteri di mobilità ndR)» . Tra gli altri, resta aperto anche il nodo delle buste paga di ottobre che - secondo l’azienda - dovrebbero essere erogate «nel momento in cui verrà ripristinata la normale condizione lavorativa - afferma la dirigenza -, quasi sicuramente entro la settimana prossima». "


Il punto di MdC

Un ultimo
sforzo:
un'assemblea
con tutti
i lavoratori

di Oloferne Disgusto
(nella foto raggirato da Giuditta)

Serve un punto di incontro. Non sarà possibile andare avanti così per molto. Oggi a Visano il muro contro muro non esiste più solo per volontà del prefetto di Brescia che ha chiesto alla Fiom di non trasformare il Presidio in un picchettaggio.

A torto o ragione, i piani di Spera e Mazzacani seganano una battuta d'arresto. E ora che si fa? Credete davvero che per l'azienda sia possibile ritirare i licenziamenti?

La prossima settimana potrebbe tenersi un'assemblea dei lavoratori, l'unico organismo deputato a decidere in merito alle proposte avanzate dal tavolo prefettizio degli ultimi giorni. E' più di una ipotesi.

Certo non è possibile farla sui cancelli, dove il via vai di gente è troppo, nè è possibile fidarsi troppo di sindacalisti come il Prono Vittorio Cogno (delegato dell'Unione Imbecilli Liberi Mercenari - Uilm che condivide con tutti gli attori una grossa fetta di responsabilità riguardo l'annosa vicenda in corso). E' anche vero che ora più che mai servirebbe da parte dei lavoratori un gesto di distensione e una vera assemblea dentro i cancelli della Rothe Erde, magari con i 44 licenziati (che al momento non possono partecipare in quanto, appunto, licenziati).

In questo senso servirebbe un gesto di buona volontà anche da parte dell'azienda: accettare quelli che considera ex dipendenti all'interno delle mura della Metallurgica Rossi e farli votare un'ultima volta. Vista la carenza di buona volontà e la scarsissima lungimiranza di Andaloni&Co ne dubitiamo, ma sarebbe forse una delle vie più rapide per porre fine a tutto.

Ci sono i numeri perchè venga revocato il presidio e posta fine a questa difficile vicenda il cui unico risultato fino ad ora è stato quello di aver messo colleghi e amici (una volta si diceva "compagni") uno contro l'altro legittimando azioni stupide come la parata delle trans-vigilantes. Serve un ultimo sforzo da parte di tutti. E comunque, si sappia: 30 persone resteranno a casa, oggi con maggiori garanzie rispetto ad un mese fa, ma resteranno a casa. Resta solo una certezza:

Dirigenti Deprimenti

mercoledì 18 novembre 2009

Rothe Erde - Per l'accordo? Aspetta e... Spera

Da anni al servizio dei padroni,
contro ogni logica forma di buon senso

Michela Spera, (nella foto sopra in versione Maga Magò), segretaria della Fiom-Cgil di Brescia cerca invano di far apparire posti di lavoro che non esistono. La strategia sindacale è sempre quella: carta che vince... carta che perde, la ruota gira, ma a perdere non è mai il sindacato. Le tessere aumentano sempre. E fu così che l'ideologia da quattro soldi non salvò neppure un posto di lavoro. Gli opposti come è noto si attraggono: Fiom e Silvio, uniti nella propaganda.

Guerra tra poveri in Berlus-FIOM-istan

Non sono bastate le urla, i vigilantes pagati dalla dirigenza (nella foto a lato mentre guidano il corteo dei "non scioperanti"), la tensione, la prospettiva di riapertura delle trattative o la bravata dei colleghi di lavoro istigati dai dirigenti che eludono il presidio e si intrufolano in fabbrica dalla porta sul retro (nella foto sotto).
Tutto in serie. non è bastato tutto sto casino a far retrocedere la Fiom di Brescia che, come è noto, per principio, non firma i licenziamenti. Stop. Non importa se gli altri licenziano lo stesso e, di quello che dice la Fiom se ne sbattono altamente le balle. La cosa importante è raccogliere due tessere. Se qualcuno prova a contraddire è un servo dei padroni. Stop. C'è poco da domandare, da chiedere, da spiegare. Qui a Visano nessuno sa più come andrà a finire. Presi per le palle da un branco di dirigenti arroganti e pieni di sè, capaci di assoldare quattro stronzi scalzacani e di prendere in giro addirittura la Digos (nell'inedita versione di mediatrice tra le parti) e la follia dei guerriglieri in cachemire.

L'amministratore delegato Mario Andaloni (nella foto con l'aria di chi ne sa sempre una più di te), commette una bella cazzata chiamando lo squadrone di vigilantes a far da testuggine anti Fiom. Non c'è che dire. Se le liste di mobilità vengono compilate con lo stesso strategico talento con cui vengono gestiti e mandati allo sbaraglio i lavoratori turlupinati, forse gli ostrogoti Fiom non hanno proprio tutti i torti. Il lampadelegato Francesco Mazzancolla "6scel" gongola a vederli arrivare. Dopo un mese passato a inventarsi balle su balle da propinare ai lavoratori del presidio, finalmente trova qualcosa di concreto a cui appigliarsi. Una giornata di scontri (verbali) e tensioni continue finisce, come spesso accade, senza alcuna sostanziale variazione. Tomasi di Lampedusa segretario dei metalmeccanici Cgil? Magari...

[Da Bresciaoggi.it] Tensione e un lungo assedio scioltosi solo poco dopo le 23, quando tra due ali di carabinieri i dipendenti che avevano deciso di tornare al lavoro violando il presidio che dura da cinque settimane hanno potuto lasciare l'azienda nella quale rischiavano di passare la notte. È stato il giorno della «guerra tra poveri», come più volte definita dagli stessi protagonisti, ai cancelli della Rothe Erde - Metallurgica Rossi di Visano (gruppo Thyssen Krupp).

Una giornata campale che ha visto il confronto acceso tra i lavoratori che aderiscono allo sciopero, indetto da più di un mese contro la decisione unilaterale della dirigenza di licenziare 44 dipendenti e i colleghi che invece volevano riprendere il lavoro. Dopo diverse settimane di muro contro muro (tra dirigenti e Fiom-Cgil) e di polemiche a distanza è stato il giorno delle tensioni, delle provocazioni e delle illusioni infrante. I dipendenti che non aderiscono al presidio, un'ottantina, hanno provato a dare un segnale eludendo di fatto il blocco dei cancelli e rientrando al lavoro proprio mentre veniva diffusa la notizia della ripresa delle trattative.

Gli animi si scaldano fin dalle prime ore del mattino. Intorno alle 9, scortati da una pattuglia di vigilantes, un'ottantina di dipendenti (impiegati, operai e pochi dirigenti) percorrono in corteo la strada principale di Visano fermandosi a pochi metri dai cancelli e affrontando il cordone degli scioperanti sostenuti da un nutrito gruppo di dirigenti della Fiom di Brescia. I vigilantes («assoldati dall'azienda» accusano gli operai) vengono immediatamente allontanati dai carabinieri della Compagnia di Desenzano presenti sul posto insieme agli uomini della Digos di Brescia. Dai due cortei partono insulti e la tensione cresce. Si continua così per circa un paio d'ore.

Nel frattempo, grazie alla mediazione telefonica condotta dalle forze dell'ordine si riesce a contattare la dirigenza e intorno alle 11 giunge la notizia che fa tirare (momentaneamente) a tutti gli scioperanti un sospiro di sollievo: «L'azienda accetta di sedersi al tavolo delle trattative» afferma il delegato di zona della Fiom Francesco Mazzacani. L'esultanza per la tanto attesa riapertura del confronto viene soffocata dalla notizia del blitz dei colleghi contrari allo sciopero che sono entrati nello stabilimento attraverso l'ingresso della casa del custode, riprendendo - per quanto possibile - l'attività e rimanendo bloccati in azienda fino a tarda sera.
La decisione improvvisa ha rimescolato le carte in tavola compromettendo la partecipazione della Fiom al vertice fissato per le 16 di ieri in Prefettura. Vertice che, secondo i sindacalisti della Cgil di Brescia, non avrebbe raggiunto risultati apprezzabili: «La proposta dell'azienda non viene ritenuta accettabile - afferma il segretario della Cgil Damiano Galletti - perchè riconferma i licenziamenti. L'unico spiraglio garantito riguarda la possibilità per ogni addetto messo in mobilità di usufruire di un anno di cassa integrazione straordinaria». Nulla di fatto dunque. Si torna al muro contro muro, si torna alla «guerra tra poveri».

lunedì 16 novembre 2009

Tafferugli rimandati, ma i dubbi restano...

nella foto sopra, ripresa dal dirigibile beffardo di MdC,
Visano con la Rothe Erde (cerchiata in giallo)
tanto per avere un'idea delle dimensioni
Dirigibili beffardi
o dirigenti un po' bugiardi?

Doveva essere la giornata dello scontro (o del confronto) tra dipendenti. Invece ieri davanti ai cancelli della Rothe Erde – Metallurgica Rossi di Visano, a parte i vertici di Fiom e Cgil e i lavoratori del presidio (alla quinta settimana di sciopero ad oltranza), non s’è visto nessuno.

Dirigenti, impiegati e operai che non aderiscono allo sciopero hanno preferito riunirsi informalmente – come fanno ormai da qualche settimana - nei locali dell'Hotel garda della vicina Montichiari per decidere la strategia da seguire. È probabile che il tentativo (annunciato) di “forzare” il presidio e di riprerndere l'attività lavorativa a qualinque costo sia stato solo rimandato alla giornata di oggi, martedì...
Se da un lato prosegue il muro contro muro tra le parti, pare confermata la voce – inizialmente smentita dalla stessa dirigenza – secondo cui i capoccia della casa madre tedesca (Rothe Erde, controllata dalla Thyssen Krucchi), sarebbe orientata verso la ripresa della trattativa, ferma dalla metà di ottobre, da quando cioè gli amministratori visanesi hanno deciso unilateralmente di mettere in mobilità 44 addetti.
Purtroppo - è opinione di molti da queste parti - "certi dirigenti sono troppo cocciuti (per usare un eufemismo ndC) per tornare sui loro passi e ammettere di aver sbagliato nel non ricercare l'accordo con i sindacati".
I lavoratori denunciano la "latitanza dei dirigenti" (non si fanno vedere davanti alla fabbrica da circa un mese), ma si dicono comunque disponibili a riprendere la discussione «puntando sul ricorso alla mobilità volontaria e alla cassa integrazione per rientrare al lavoro prima possibile e uscire da una situazione che sta diventando sempre più “kafkiana” – affermano -. Siamo l’unico stabilimento italiano del gruppo Thyssen Krupp in cui non si è trovato un accordo tra azienda e sindacati».
La situazione già tesa per i dipendenti (scioperanti e non) è resa ancora più pesante dal blocco delle buste paga del mese di ottobre, non ancora erogate dall’azienda. Secondo i dirigenti «la causa è da attribuire all’oggettiva impossibilità di accedere agli uffici». Ma il sindacato replica: «l’accesso allo stabilimento per l’elaborazione delle buste paga è sempre stato garantito».
In realtà le buste paga vengono compilate e erogate dallo studio Delta (esterno alla fabbrica e gestito dall'ex senatore Udc Maninetti) quindi non si capisce quali problemi ci possano essere nel pagare ai lavoratori il periodo antecedente lo sciopero.
Restano comuqnue molti dubbi sulle modalità dei licenziamenti. Pare che uno dei lavoratori messi in mobilità (29 anni di servizio con figlia a carico) abbia ricevuto la telefonata del sindaco di Visano che gli consigliava di starsene buono da parte, di non fare bravate e di non partecipare al presidio che poi, alla fine, "forse ci scappa il ritiro del licenziamento e il ritorno in fabbrica".
Perchè questa retromarcia per interposta persona? Si sono accorti di aver commesso qualche errore? Sarebbe una specie di ammissione indiretta di fallibilità... da certi genii dell'economia non potremmo auspicare tanto.
Per usare un'espressione dirigenziale: "mettere in discussione una procedura di mobilità significa metterle in discussione tutte"... E allora? Che si fa? Non sarebbe meglio fare un passo indietro e rimettersi a discutere?

sabato 14 novembre 2009

Rothe Erde - lunedì mattina scontri tra colleghi?



Abbassiamo i toni o alziamo le mani?

Solo interrogativi senza risposta? Forse sì. In mezzo resta l'esasperazione di chi non lavora, di chi è stato licenziato, di chi presidia da un mese al freddo.
Da una parte (dirigenza Rothe Erde) e dall'altra (Fiom) si richiede maggiore serietà nelle trattative, poi ognuno fa a modo suo.

Alla fine - ribadiamo il concetto - a prenderlo in quel posto sono sempre gli stessi (i lavoratori). Le divisioni non fanno altro che accrescere la tensione. Mentre prosegue il muro contro muro tra azienda e parte del sindacato, dirigenti e dipendenti che non hanno aderito allo sciopero del 16 ottobre si sono incontrati in un albergo di Montichiari per programmare il rientro al lavoro "se necessario forzando il presidio" dicono. Cosa succederà lunedì mattina? Occhi puntati su Visano.


[Da Bresciaoggi.it 14 novembre 2009] Tensione e attesa in crescita alla Rothe Erde-Metallurgica Rossi di Visano dove, da quattro settimane, la produzione è ferma per la protesta decisa da sindacati e lavoratori per contrastare le lettere di mobilità indirizzate a 44 addetti su 218.

UNA MOBILITAZIONE che, progressivamente, ha fatto emergere alcuni distinguo e una divisione netta fra Fiom e Uilm, oltre alla raccolta di 100 firme tra i lavoratori «intenzionati a riprendere l'attività, ma impossibilitati a a farlo. Uno «stop» al quale l'azienda reagisce, «con una denuncia ai carabinieri contro l'occupazione di proprietà privata posta in essere dal presidio». Oltre alla smentita delle voci - circolate ieri - di un possibile mandato dalla casa madre tedesca (ThyssenKrupp) ai manager locali per la riapertura delle trattative. Nei giorni scorsi, inoltre, alcuni incontri avrebbero impegnato dirigenti Rothe-Erde e dipendenti che non aderiscono allo sciopero, decisi a tornare in fabbrica lunedì mattina «anche a costo di forzare il presidio».

UNA VERTENZA difficile, dunque, caratterizzata anche da una «guerra» dei numeri. Fonti aziendali confermano l'avvio della procedura di mobilità per 44 addetti «ma ne vanno sottratti 14 che hanno sottoscritto la mobilità volontaria». Ne restano ancora 30 «tra i quali sei pensionandi», secondo l'azienda. Entrambe le parti invocano «maggiore serietà e impegno per la ripresa delle trattative», denunciando il ricorso (dal fronte opposto) a minacce verbali e telefoniche e si dicono sorprese per il livore crescente tra «colleghi che fino a poco tempo fa hanno lavorato tranquillamente fianco a fianco». La Fiom di Brescia, che guida il presidio, sollecita «alla dirigenza maggiore disponibilità al dialogo per un progetto solidale che permetta a tutti di uscire dalla crisi - spiega il delegato di zona, Francesco Mazzacani -. Invece si punta prevalentemente a dividere i lavoratori». Dal canto loro, i dirigenti respingono le accuse al mittente e affermano che, per far ripartire il confronto, «non possono essere messi in discussione criteri e numeri della mobilità». E chiedono che «venga tolto il presidio e ripristinata la legalità».

L'OBIETTIVO dei manager - su mandato del gruppo, ribadito nel Cda del 29 ottobre scorso - è «di riportare a 170 il numero dei dipendenti»: una forza sulla quale contare nei prossimi 4 anni per lavorare con la piena occupazione. Il piano strategico messo in campo dall'azienda «prevede anche il ricorso alla Cigs per i prossimi anni, considerato che la difficile congiuntura ha portato a una riduzione dell'85% del fatturato. E nell'ultimo anno abbiamo potuto garantire solo il 25% dell'attività per mancanza oggettiva di ordini». In attesa di sviluppi, al presidio di Visano è giunta ieri una delegazione di lavoratori della Federal Mogul di Desenzano, a loro volta impegnati a difendere la fabbrica dopo l'annuncio che cesserà la produzione da dicembre. Resta però viva la speranza di mantenere attivo il sito. Mercoledì prossimo, in Aib, è previsto un incontro tra le parti per valutare possibili alternative per lo storico impianto gardesano.

martedì 10 novembre 2009

Rothe - Erde, il sindacato si "spiezza" in tre


Digerenti e diserbanti

Si spacca definitivamente il fronte sindacale alla Rothe Erde - Metallurgica Rossi di Visano (Thyssen Krucchi). Ieri, fulmineo botta e risposta tra Uilm e Fiom sulla legittimità del presidio (giunto alla quarta settimana) di fronte ai cancelli del sito produttivo visanese e netto disaccordo sulle strategie da seguire in risposta alla decisione dell’azienda di mettere in mobilità 44 lavoratori e ritornare «entro la fine dell’anno - avevano detto i manager - a 170 dipendenti».

Per il segretario provinciale della Uilm Martino Amadio e per il delegato di zona Vittorio Cogno non ci sono dubbi: «Il picchetto di fronte ai cancelli della fabbrica è illegale - affermano -. Ieri mattina i manifestanti hanno impedito a diversi lavoratori l’ingresso in fabbrica». I rappresentanti dei metalmeccanici Uil che alla Metallurgica Rossi hanno la maggioranza dei delegati (2) affermano di aver raccolto un centinaio di firme di lavoratori Rothe Erde che - pur esprimendo solidarietà nei confronti dei colleghi oggetto della mobilità - vorrebbero riprendere l’attività. «Nessuna assemblea ha mai deliberato in favore dello sciopero ad oltranza - dice Cogno (tesi alquanto discutibile, non riconosciuta dalle altre organizzazioni) -. I lavoratori devono essere lasciati liberi di scegliere se riprendere o meno l’attività. Cosa che attualmente non viene garantita a causa delle intimidazioni degli sciperanti. Ecco perchè chiediamo alla Fiom di rimuovere il presidio».

Non si fa attendere la replica dei metalmeccanici Cgil: «non mi risulta che la Uilm abbia titolo per giudicare cosa sia legale o illegale» ha sottolineato il segretario della Fiom di Brescia Michela Spera (che se la cava). Il delegato pretoriano di zona Francesco Mazzacani rincara la dose: «abbiamo un mandato preciso da parte dei lavoratori, confermato da 108 firme, ottenuto al termine dell’ultima assemblea nella sede delle Acli». La Uilm che non riconosce come valida l’assemblea in questione chiede il ripristino di quelle che considera "le corrette relazioni sindacali": «rientrare al lavoro, e riaprire la trattativa sulla base della mobilità volontaria».
In mezzo resta la Fim - Cisl che, per bocca del delgato di zona Flavio Baldassare riconosce la legittimità dello sciopero dei lavoratori: «non ci sono le condizioni per la revoca dello sciopero - spiega - visto che le posizioni dell’azienda sono rimaste invariate. E’ necessario riprendere le trattative puntando sul ricorso alla cassa intergrazione straordinaria e sulla mobilità volontaria come abbiamo fatto in molte altre aziende della provincia». Alla luce della raccolta di firme della Uilm, secondo Baldassare «si rende necessaria una nuova assemblea dei lavoratori che rinnovi o riveda il mandato alle organizzazioni sindacali». Conferma le posizioni di Baldassare anche Laura Valgiovio, segretario della Fim Cisl bresciana: «lo sciopero è stato deciso dai lavoratori e solo da loro può essere revocato».

Pare però difficile trovare un accordo sulla convocazione di una nuova assise. Secondo Cogno «si deve tenere all’interno della fabbrica», Mazzacani invece non ne vede il bisogno: «i lavoratori - dice - hanno già votato».

IL COMMENTO

Per non saper nè leggere nè scrivere... La solita minestra di merda

di Tito Macho Flauto Relleno Sexy
(nella foto, nuovo opinionista cocinero di MdC)

Per non saper nè leggere nè scrivere: "qui si rischia di perdere un'intera fabbrica" è l'allarme sommesso - quasi rassegnato - lanciato ieri da un noto dirigente sindacale bresciano di fronte alla grottesca vicenda Rothe Erde. Grottesca - sia chiaro - dal punto di vista dei rapporti tra organizzazioni di categoria: la Uilm non sopporta la Fiom, la Fiom non può vedere la Uilm, la Fim può fare poco o nulla, i lavoratori sono fuori al freddo e il numero dei colleghi pronti a tornare al lavoro aumenta col passare delle settimane. Dall'altra parte, la Thyssen Krucchi ci mette tre minuti a chiudere baracca e burattini e spostare tutto in Romania (attualmente i cuscinetti della Rothe Erde vengono prodotti in Germania con danno per l'azienda pari a ZERO). Da più parti viene rimarcata la latitanza della politica (della serie: aspetta e spera... Michela). Da queste parti "la politica" si chiama Luigi "Non Pervengo" Maninetti (ex senatore Udc e attuale consulente Rothe Erde per le buste paga). Come da copione: non pervenuto.

A fronte della granitica compattezza del trio delle meraviglie, la pasciuta dirigenza Rothe Erde (nella foto a lato), da oltre tre settimane, festeggia al dolce suonio della marimba, stappando bottiglie di Brunello e ballando la samba alla faccia della crisi e dei lavoratori licenziati (nei confronti dei quali non viene dimostrato alcun rispetto). I digerenti sono soddisfatti: il piano di ridimensionamento ordinato dai Darth Veder Krukken della casa madre sta procedendo a pieno regime. Domanda: perchè a Visano non si ricorre agli ammortizzatori sociali (cassa integrazione straordianaria e mobilità volontaria) come succede nella gran parte delle fabbriche bresciane? La situazione fuori dai cancelli è davvero difficile. Il muro contro muro ormai è la regola. I dirigenti non si presentano davanti ai cancelli da quasi un mese. Fossero scemi (purtroppo non lo sono), chi glielo fa fare? Verrebbero subissati dai (legittimi) insulti dei lavoratori.
Ieri mattina le truppe cammellate di Uilm e Fiom si sono date una contata... stile Gangs of New York... si sono fissati lungamente negli occhi (da una parte all'altra della strada) mostrando denti, muscoli e impestando di futile testosterone l'aria del paese. Oltre il mare di estrogeni, solo confusione: non si capisce quanti siano esattamente i licenziamenti (ognuno tira fuori i priopri numeri), non è chiaro quali criteri siano stati utilizzati dall'azienda nei licenziamenti (nè se verrà fatto o meno ricorso) nè quante persone siano effettivamente disponibili ad entrare in mobilità volontaria (30?).

Di sicuro c'è che: 14 dipendenti hanno accettato le proposte di mobilità della dirigenza che prosegue nella propria opera di riorganizzazione attraverso contatti individuali via telefono. Non si trova nemmeno l'accordo sull'opportunità di indire o meno un'altra assemblea dei lavoratori, l'unica deputata a confermare o modificare il mandato. E i dirigenti - sottospecie di diserbanti umani - gongolano "like pigs in a sty" per dirla alla Johnny Lennon. Si gioca una strana partita fatta di preconcetti, livori, dissapori, bugie, mezze verità e voci di corridoio facile cavallo di battaglia del nefasto popoulismo pane, salame e "idioziologia". Tanto poi (che ce frega?) a pigliarlo in quel posto son sempre gli stessi.

lunedì 2 novembre 2009

Kruccherie - La rivoluzione? Dopo la pausa caffè...

I peggiori amici dell'uomo
(ieri, in Provincia di Brescia, sono andati bruciati altri 270 posti di lavoro
Il totale: 32 milioni di ore di Cassa integrazione da gennaio 2009)

"Cachemire" Cremaschi (della segreteria nazionale della Fiom - Cgil, nella foto sopra mentre posa per Christian Dior) è stato in visita al presidio dei lavoratori della Rothe Erde - Metallurgica Rossi di Visano (218 dipendenti) specializzata nella produzione di cuscinetti volventi per conto del gruppo Thyssen Krucchi.

I lavoratori sono stanchi. Stanno per affrontare la terza settimana di presidio permanente (24h al giorno, divisi in turni). Si protesta contro la decisione della dirigenza di licenziare 55 persone... (48 finora le lettere staccate), 44 + 2 (pensionandi)+ 2 ("che comunque si dicevano disponibili"), secondo la confusa ricostruzione dell'azienda. Quello che è chiaro è che non manca la gente che dà i numeri.
Per cominciare, vorremmo soffermarci con canina rassegnazione (nella foto) per un solo piccolo attimo sull'apparizione illuminante del rivoluzionario da salotto. Giorgio Cremaschi giunge, bel bello, in tarda mattinata, portandosi via la pioggia (è già qualcosa). Il grande pensatore scende dall'auto, chiacchera con i dirigenti della Camera del Lavoro, poi si siede al tavolo del presidio con le maestranze. Nel giro di 10 minuti, si pappa un piatto di pasta, un panino, una fetta di panettone, un bicchiere di vino (la morte sua), rilascia un paio di dichiarazioni al giornalista di turno e si rivolge ai dipendenti (che - ripetiamo - da quasi 20 giorni se ne stanno al freddo): "Le fabbriche che hanno presidiato non hanno mai perso" dice, poi risale in auto e scompare... Quale prova di incredibile carisma ... Tutti rimangono affascinati da quella sua visione moderna e innovativa del mondo. Un mondo fatto di ammortizzatori sociali in cuoio e di lotta di classe (però "di classe", mica le solite cafonate...). "La Thyssen Krupp deve piantarla con questo atteggiamernto coloniale nei confronti dell'Italia" dice.

Bravo! Grazie.

Ma cosa si può fare per questo stabilimento? "Ritirare i licenziamenti" gli suggerisce un altro genio del movimento sindacale nostrano.

Bravo! Grazie.

Ma l'azienda se ne frega. E va avanti da sola.

Occhio alle cifre...

Dalla Germania, per far fronte alla crisi, hanno ordinato "di riportare il numero degli addetti ai livelli precedenti all'ultima fase di sviluppo: 170 - dicono i dirigenti -. Il tutto, entro la fine del 2009". Gli investimenti per lo sviluppo degli ultimi 3 anni (14 milioni di euro) sono serviti? Pare di no, il fatturato scende - complice la crisi - a - 75%.

C'è la crisi... e sai come vanno le cose... Quest'anno i signori Thyssen-Krucchi del Consiglio di Amministrazione dovevano tutti riverniciare la cucina del secondo castello (quello di Neuschwanstein, nella foto a lato)... ma lo sapete quanto chiede un imbianchino tedesco al giorno d'oggi per soli sei mila metri quadri di cucina?

Non solo. In occasione dell'ultimo CdA, c'era pure quel mattacchione di Herman Putzenshkraupfen che - per Natale - voleva intestare al figlioletto tredicenne la terza Porche (ecco le prime due direttamente dalla collezione personale di Silvio Beicondoni). Durante l'assemblea, ad un certo punto, Putzenshkraupfen non ha retto e si è messo a piangere come un bambino e a sbattere freneticamente i pugni sul tavolo: sembrava pazzo. Tanto che nessuno ce l'ha fatta più a sopportarlo e alla fine tutti hanno approvato il piano di ridimensionamento della fabbrica di Visano (questa è la versione ufficiosa, raccontata da due ubriachi al Katzabubbolenbar di Duisburg).

Nel frattempo, nel mondo reale...

Quando l'economia tira, "non potendo regalare - dicono i dirigenti - fette di mercato alla concorrenza," si assume personale. "Quando, arriva la crisi e crolla il fatturato a - 75% rispetto all'anno precedente", le risorse umane diventano esuberi. Poco importano invece le scelte manageriali di chi aveva deciso di investire e ha ciccato brutalmente l'obiettivo. Dicono bene al presidio: "I manager dovrebbero essere i primi a pagare". E invece, nulla di fatto, si torna al Via. (... Senza passare dal carcere ... :) :) :) - battuta da sistema Monopolystico: cappelli, macchinine, dadi colorati, scarponi e bottiglie di vino).

Ora l'azienda ha aperto le trattative direttamente con i singoli dipendenti e pare che un sindacato (quale? Non si sa, visto che ognuno fa per conto suo) "abbia preso parte ad alcune di queste trattative". Ne hanno già convinti 14. (L'azienda non conferma e non smetisce le accuse del sindacato secondo cui in certi casi non sarebbe stato liquidato il pagamento dell'indennità di mancato preavviso che spetterebbe al lavoratore per legge). "Tutti gli accordi - assicura un dirigente - sono stati firmati regolarmente e volontariamente dal lavoratore".
I dirigenti considerano illegale il presidio "perchè - dicono - non è appoggiato dalla maggioranza dei lavoratori" (c'è solo la Fiom). E' davvero dura starsene lì fuori al freddo senza avere la certezza di nulla. La fabbrica - sembra quasi certo - non chiuderà. Anzi, dice la dirigenza "questo piano porterà ad un nuovo sviluppo dell'azienda". Visti i precedenti (e come siamo messi ora), come ragionamento non fa una grinza.

Nel corso dell'ultimo incontro con Fim e Uilm (quando, poche settimane fa, saltò il tavolo sindacale), l'azienda aveva rifiutato l'offerta di 30 dipendenti da subito pronti alla mobilità volontaria e al prepensionamento. Perchè non ha accettato? "Non si è arrivati ad un accordo perchè i sindacati non rappresentavano il mandato unanime dell'assemblea dei lavoratori". La Fiom si era chiamata fuori e Fim e Uilm non rappresentano la maggioranza degli addetti.

Per ricapitolare: da un lato, il presidio non va bene perchè c'è solo la Fiom (che è brutta, sporca e cattiva e non rappresenta tutti i dipendenti), dall'altro, al tavolo non mi ci siedo perchè Fim e Uilm non contano quasi un cazzo (e, va da sè, non rappresentano tutti i dipendenti). Risultato: Che mi frega? Io aspetto che passino 'sti due mesi e faccio quello che voglio. Vi sembra che l'azienda tragga vantaggi dalla divisione del fronte sindacale?
The Dark Side

CRITERI DEI LICENZIAMENTI - "Se il sindacato è convinto che l'azienda si sia mossa al di fuori della legge faccia ricorso" dicono i capoccia. I criteri dei licenziamenti - secondo i dirigenti - ripsettano i ternmini di legge. Si è tenuto conto dell'anzianità di servizio, di eventuali figli a carico e di indicatori numerici forniti dal computer in base alle informazioni raccolte sui singoli lavoratori. Sta di fatto che tra i licenziati c'è finito - per esempio - un 48enne con "30 di servizio a cui mancano ancora 7 anni prima della pensione e con una figlia a carico"... Domanda: Non sarebbe il caso di rivederli 'sti accordi?
Risposta: "Dire che non abbiamo rispettato i parametri di legge è una forzatura. Se qualcuno ritiene che i criteri siano sbagliati può fare ricorso (potrà sicuramente permettersi un buon avvocato ndC) e se vince potrà riottenere indietro il proprio posto di lavoro. Dal nostro punto di vista abbiamo fatto le cose in regola". Se la mettiamo su questo piano...

martedì 27 ottobre 2009

Muro contro muro. Chi cede per primo?

Dirigenti strafottenti
e ricatti da due soldi

In periodi di merda come quello che stiamo attraversando, si fa davvero presto a ricattare le persone. "O mangi la minestra (di merda) o salti dalla finestra (nella merda)". La responsabilità civile del fare impresa, (la boiata dell'etica del management) non esiste e forse non è mai esistita.

I dirigenti a cui ieri era stata data la possibilità di varcare i cancelli del'impianto oggi si rifiutano di presentarsi "fino a quando non cesserà il clima di illegalità - dicono - del presidio"... Illegale non pare il termine corretto.

Quarantotto croci di legno (nella foto sopra) campeggiano davanti ai cancelli a ricordare i licenziamenti "mirati" in una fabbrica in cui molti problemi personali si legano a doppio filo con i problemi generali: occupazione, crisi, famiglia, mutuo, figli da crescere e altre "stupidaggini" del genere.

Per la Rothe Erde di Visano, come per altre decine di aziende in questa dannata provincia di Brescia, sono ore davvero difficili. Si parla di una fabbrica dove i "single" che si aspettavano la lettera di licenziamento sono rimasti sorpresi e amareggiati nell'accorgersi che colleghi più anziani (ma non troppo), sposati e con figli, a 6-7 anni dalla pensione, erano stati inseriti nella lista (di proscrizione) della mobilità.

Quali criteri sono stati adottati nella scelta dei soggetti da licenziare? I sindacati hanno annunciato di volerli impugnare. Nei prossimi giorni ve lo faremo sapere. Sarebbe interessante esaminarli e magari scoprire che alcuni interrogativi possono trovare risposta. Dalla dirigenza provengono solo minacce più o meno velate. "Guardate che se andate avanti così i tedeschi hanno già fatto sapere che possono tranquillamente produrre cuscinetti volventi in Germania". Come dire: "Comportatevi bene e lasciateci fare come vogliamo altrimenti chiudiamo baracca e burattini". Bel ricatto del cazzo.

Nel frattempo:

[dal Bresciaoggi di oggi] - Si profilano le prime divisioni tra i lavoratori della Rothe Erde - metallurgica Rossi di Visano. Mentre prosegue il presidio con sciopero ad oltranza contro la decisione dell’azienda di licenziare una cinquantina di addetti, comincia a vacillare il sostegno di parte dei dipendenti. Ieri è giunto in redazione un comunicato dei «dipendenti non aderenti allo sciopero» che sostengono di rappresentare il 40 per cento degli addetti. Da un lato sottolineano la loro «totale solidarietà - si legge nel testo - ai lavoratori oggetto delle lettere di mobilità», ma dall’altro chiedono «alle organizzazioni sindacali e alle Rsu, il diritto di aderire allo sciopero o di dissociarsi liberamente e, eventualmente di poter entrare a lavorare». Non si fa attendere la replica del sindacato. Secondo Francesco Mazzacani (Fiom - Cgil) «tutti hanno avuto modo di esprimere la propria opinione durante le assemblee di fabbrica. La maggioranza dei lavoratori ha scelto - dice - per lo sciopero ad oltranza. Ragion per cui si dovrà rientrare in fabbrica solo dopo l’annullamento delle lettere di licenziamento». Leggeremente diversa la posizione della Fim-Cisl: «per quanto ci riguarda - afferma il delegato di zona Flavio Baldassare - lo sciopero continua, ma deve essere garantita, ai lavoratori che non lo condividono, la libertà di entrare».

La situazione si complica dunque in vista del prossimo consiglio di fabbrica (la data precisa verrà stabilita nei prossimi giorni) in cui dovrebbe essere fatto il punto della situazione e richiesta ai dipendenti della Rothe Erde le linea da seguire nel prossimo futuro.

Per ora pare tutto fermo: muro contro muro. Da una parte, la dirigenza che si dice convinta di poter resistere a lungo, anche qualche mese, al presidio e non sembra intenzionata a riprendere le trattative, dall’altra i lavoratori e i sindacati che non possono accettare le lettere di mobilità decise «unilateralmente dall’azienda» e pretendono (per chiarire il tono: PRETENDONO perchè ne hanno diritto) il ricorso agli ammortizzatori sociali.

Impotenza dell'ideologia

di Rufus Bloody Cherry

Il momento non è dei migliori. Stamattina i rappresentanti delle Rsu hanno comunicato il proprio disaccordo con quanto sopra riportato, ribadendo quanto espresso dalla Fiom e sostenendo di aver lasciato - a chi lo desiderasse - la possibilità di entrare a lavorare. Nessuno si è comunque presentato al lavoro.

Si vive giorno per giorno. Fino a quando resisterà il presidio? A quando il tempo della trattativa? Quando le parti ricominceranno a discutere? L'inverno è alle porte ed è difficile pensare di riuscire a resistere fuori dai cancelli per più di due mesi (i dirigenti hanno affermato di poterlo tranquillamente fare). Non serve un accordo?

Una multinazionale come la Thyssen se ne frega dello stabilimento di Visano. Ne può aprire uno quando e dove vuole. Non aiuta - è opinione dello scrivente - l'atteggiamento ostinatamente ideologico e quindi assolutamente poco pratico dei sindacati (uno a caso? La solita Fiom) che sembrano quasi più interessati a cavalcare la protesta (aumentiamo le tessere?) che a trovare una reale soluzione per garantire la perdita del minor numero di posti di lavoro. Perchè questo - sia chiaro - è inevitabile. Qualcuno resterà a casa (sicuramente non tra i dirigenti digerenti, tutti a casa sì, ma temporaneamente, belli come il sole, al caldo ad aspettare). Qualcuno resterà a casa. Si tratta solo di capire chi può permetterselo.