Cara è la fine...ci annusano ormai,sentono il lezzo del panico che spruzza in freddi sudori il terrore che c'è.Non glieli daremo per ungersi dei nostri mali stillanti le mani avide:che ci tocchino morti, secchi e gelidi.Oh, non piangere,urla piuttosto e lasciamo di noi un ricordo toccante.Stringiti a me,ringhiagli addosso e poi sparami mentre io sparo a te.Dieci pistole spianate e dieci sguardi ruvidi e tesi che puntano qui dentro l'auto, e la corsa finisce così. Cara è la fine...perdonami.Oh, non piangere,urla piuttosto e lasciamo di noi un ricordo toccante. Stringiti a me,ringhiagli addosso e poi sparami mentre io sparo a te. Ci vogliono vivi e colpevoli...ma che vita è una cella? Avremo di più:quella stella che un giorno mi donasti, lassù.Oh, non piangere...

mercoledì 14 aprile 2010

Con la massima indiscrezione

Con il solito ritardo da cani morti, pubblichiamo il primo capitolo del romanzo a puntate di Udilia Kikker, "Con la massima indiscrezione". Classe 1954, Udilia ha lavorato come "impiegata" nella filiale lombarda di una notissima multinazionale americana. Il romanzo racconta la parabola di un uomo (il General Manager) che è un po' il simbolo dell'Italia caciarona e ignorantotta, simpatica ma anche opportunista, sicuramente poco meritocratica. Parilamo di tempi non troppo lontani quando alposto di Silvio c'era l'amico Benito Craxi e ci sembrava di essere ancora un paese "normale", sempre "di merda", ma più o meno come gli altri... insomma: nella media.
Impiegati, donne in carriera, gay in corriera, manager falliti, raccomandati del cavolo, semplici snapponi (traduzione: curiosoni) e pure voi, cassintegrati delle multinazionali di tutto il mondo, accorrete e (invece di guardare in TV le tette di Barbara D'Urso) godetevi la lettura.





1° Capitolo - IL BACIO DELL’ANELLO
(ovvero: Iniziare bene la giornata lavorativa)


di Udilia Kikker

La giornata di metà febbraio, limpida e serena, induceva al buonumore. Il Phoen, il vento caldo del Nord, aveva spazzato via la nebbia, pulito l’aria e si assaporava già il profumo della primavera. Giuliana, in coda come tutte le mattine, stava osservando quanto ancora restava della campagna milanese prima che altre costruzioni ne alterassero definitivamente l’immagine.

“Cosa mangeremo quando si saranno divorati tutta la terra da coltivare? Il cemento?” ripeteva spesso suo padre, le cui origini contadine si facevano ancora sentire nonostante vivesse da oltre trent’anni nella grande città. Aveva preso dal suo genitore quell’abitudine di porsi domande, con la differenza che Giuliana era solita darsi anche le risposte. Era un modo per ingannare le attese e i tempi morti mantenendo la mente allenata a pensare. Lo fece anche quella mattina, mentre cercava di raggiungere l’ufficio senza irritarsi troppo per la lentezza con cui procedeva il serpentone di vetture davanti a lei. “Chissà – pensò tra sé – se qualche giornalista si è mai azzardato a fare un’inchiesta sulla giornata tipo di un’impiegata media…”

Mentalmente replicò: “Probabilmente, il rischio di ricevere una valanga di parolacce deve aver scoraggiato anche i più temerari, visto che non c’è nulla che valga la pena di essere raccontato, tanto il rituale è sempre lo stesso, in tutte le stagioni! Una volta uscite dalle nostre abitazioni, finiamo intrappolate alla guida della nostra auto in interminabili code o ci troviamo inscatolate in bus e metropolitane stracolmi di persone. Cerchiamo, ogni giorno, di raggiungere l’ufficio in tempo per adempiere, già di pessimo umore, agli impegni quotidiani.”

Giuliana nonostante il traffico non era di pessimo umore; le belle giornate di sole le davano la carica, il lavoro le piaceva, lo stipendio era buono e poi, nell’anonimo hinterland milanese, lei e le altre quattro “ragazze”, tutte impiegate presso la filiale di una multinazionale americana, potevano considerarsi delle privilegiate: avevano la cosiddetta "marcia in più".

La giornata iniziava alla stessa maniera per tutte con i figli da accompagnare a scuola, i mariti cui serviva sempre qualcosa prima di uscire, l’auto che a volte faceva le bizze o gli spintoni dei maleducati sul bus. Una volta però giunte in ufficio, avevano la fortuna di essere gratificate ogni mattina, prima di iniziare il lavoro, dal saluto del capo già presente al suo posto di comando.

Cosa c’era di strano, direte voi, in tutto ciò? Di strano c’era che non si trattava del banale saluto di un dirigente che augura buona giornata al suo personale, ma bensì del cosiddetto “bacio dell’anello”. Tutte le mattine infatti le cinque impiegate ricevevano un bacio sulla guancia da parte di Sua Altezza il General Manager che omaggiava così le cinque signore con un segno tangibile della sua magnanimità.

Ma perché “bacio dell’anello”?

L’idea era nata osservando l’anello a forma di serpente, con un brillantino rosso al posto dell’occhio, che il capo esibiva all’anulare destro. Adornarsi di oggetti d’oro era una sua prerogativa. Oltre all’anello, portava al collo una catena d’oro, al braccio destro un braccialetto e al polso sinistro un grosso orologio d’oro, con quadrante blu cobalto, scelto più per le dimensioni che per la marca.

Poco importava che indossasse la stessa camicia per due o tre giorni di seguito, l’importante era poter dire, alla sua maniera, che comprava le camicie "a decinaia" nel miglior negozio del centro e le cinque maligne impiegate continuavano a non capire la logica di quegli acquisti visto l’uso prolungato di un solo esemplare.
Con una buona dose di perfidia tutta femminile, avevano convenuto che non era comunque possibile sopperire con abiti eleganti e monili d’oro laddove la natura non era stata con lui generosa creandolo non particolarmente alto, piuttosto tarchiato e con i piedi a papera. Il viso, rischiarato da occhi cerulei forse un tempo vivaci, era condizionato dall’avanzata calvizie che, dopo averlo stempiato, lo aveva anche dotato, a poco più di quarant’anni, di una chierica naturale.
A quell’aspetto non particolarmente felice, faceva però corrispondere un carattere gioviale, condito con una grande dose di affabilità e una risata squillante che lo rendeva simpatico alla maggior parte delle persone, almeno fino a quando non approfondivano la conoscenza.

Le cinque ragazze che ormai lo conoscevano piuttosto bene, avevano imparato a distinguere i diversi tipi di risata e a differenziare i livelli di cordialità esternati dal capo ma, soprattutto, sapevano perfettamente cosa le aspettava ogni mattina.

Lo trovavano seduto sulla sua poltrona “in pelle umana”, come dicevano tra loro le cinque perfide, alzata al massimo, in una posizione studiata sapientemente per dominare chi gli stava seduto di fronte. La scrivania era occupata dal solito giornale sportivo che egli leggeva con attenzione movendo le labbra come fanno i bambini alle prime armi con la lettura. Quando una delle impiegate, facendo capolino alla porta, lo salutava con il consueto “Buongiorno Nicola” egli alzava gli occhi, si toglieva gli occhiali riposanti e, tenendo il segno con il dito sull’ultima parola letta, con un grazioso cenno dell’altra mano era solito invitare la tapina di turno ad avvicinarsi alla sua scrivania per essere gratificata dal suo bacio.

Avevano cercato di evitare quella manfrina mattutina aspettandosi sotto l’ufficio e presentandosi tutte cinque insieme al cospetto del general manager, ma non era servito a niente visto che non erano state esentate dal rituale. Si erano quindi rassegnate al fato, in attesa di tempi migliori e di cambiamenti nelle abitudini del capo.
u.k.


Se vi è piaciuto il primo capitolo del racconto di Udilia non perdete la prossima puntata di "Con la massima indiscrezione". Solo su MdC il blog che dice si sisisisisisi e poi invece è nonnoononono, ma all'improvviso cambia subito e diventa "va bene forse sì ok... siamo dei deficienti. Serve aiuto psichiatrico in fretta.

13 commenti:

Sales Manager (Maneggiatore di Sale) ha detto...

Io una volta sono entrato nell' ufficio del mio general manager e l' ho beccato mentre si stava scaccolando scompostamente.
Non so perchè, ma da quel giorno ho acquisito una certa forma di potere.

Bella questa nuova saga.

Intanto, il ritorno... ha detto...

Riunioni Cangaceire:

"Ieri sera al Forum sono tornato quindicenne.
Io ed altri 13000 ultratrentenni siamo tornati quindicenni.
Due ore e un quarto di esaltazione adolescenziale.
Primi due terzi di scaltta fenomenali, poi la tamarraggine ha avuto il sopravvento, ma non ci si poteva proprio esimere.
Sono senza voce, ho le orecchie ovattate, e tra dieci minuti una riunione importante in cui devo parlare e ascoltare.
Ma comunque W Cangaceiro!"

Commento lasciato su un forum da un utente a proposito del concerto dei Litfiba al Forum D' Assago.

COLLETTIVO "LEPRE"1/2 ha detto...

Scusate, non centra nulla ma fa tanto tanto ridere. Dal Breesciaoggi (di oggi) proseguono le avventure di monsieur Zerbinà.
Autore di un pezzo davvero eccellente...

LINATE - Una lepre anarco insurrezionalista forse affiliata ad Al Qaeda rischiava di far cappottare l'aereo dove viaggiavano il sindaco di bs Adriano Poltrona, il vice pres e deputat "Millesette" Romele e la Vivi Beccalossi insieme ad altri fenomeni come De Corato... Purtroppo la lepre non ce l'ha fatta.

Ecco il pezzo:

Stavolta se la sono vista brutta. Abituati a volare, sanno che in aria qualche inconveniente può sempre capitare, ma nella settimana del disastro di Smolensk, in Russia - il disastro che ha decapitato la Polonia, uccidendo il presidente della Repubblica e mezzo Governo - ieri tre parlamentari bresciani hanno forse rimpianto di non aver scelto il treno «Freccia d’Argento» per arrivare a Roma. Tutta colpa di una lepre, una delle tante che minacciano la sicurezza degli aeroporti di tutto il mondo, e che a Linate ha rischiato di far precipitare l’aereo sul quale viaggiavano il sindaco di Brescia Adriano Paroli, il vicepresidente della Provincia (e deputato) Giuseppe Romele e l’onorevole Viviana Beccalossi, coordinatrice provinciale del Pdl. Con loro altri 69 passeggeri (compresi il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato e l’onorevole Giorgio Jannone) e i membri dell’equipaggio: pilota, copilota e hostess.
L’imprevisto si è verificato poco prima delle 13, orario fissato per la partenza del volo Milano Linate-Roma Fiumicino: l’aereo era sulla pista e, ottenuto il via libera dalla torre di controllo, aveva appena concluso la fase di rullaggio, dopo che le hostess avevano ricordato ai passeggeri le norme di sicurezza. spiegando l’uso delle maschere d’ossigeno «che in caso di emergenza si renderanno automaticamente disponibili», illustrando come gonfiare i giubbotti salvagente in caso di ammaraggio e indicando l’ubicazione delle uscite di sicurezza. Tutti consigli preziosi, che i «frequent flyers» ormai conoscono a memoria.
A quel punto, quando tutto era ormai pronto per il decollo, si è verificato l’incidente: una lepre ha attraversato la pista, tagliando la strada all’aereo dell’Alitalia già lanciato in velocità. Il pilota, secondo le testimonianze dei passeggeri, ha cercato di evitare l’ostacolo cambiando la traiettoria.

COLLETTIVO "LEPRE" 2/2 ha detto...

Ma la manovra non è bastata: la lepre è finita sotto le ruote dell’aereo e, dopo aver danneggiato il carrello, pare, è stata «risucchiata» dalla turbina del motore di destra. Facendolo grippare. Una situazione ad alto rischio, che il comandante ha disinnescato con freddezza interrompendo il decollo: prima ha tolto gas al motore di sinistra, poi ha effettuato una brusca frenata, deviando verso in una via di fuga. A bordo, intanto, tutti i passeggeri sono stati proiettati in avanti, trattenuti ai sedili soltanto dalle cinture di sicurezza.
«L’AEREO aveva ormai preso velocità - ricorda Viviana Beccalossi -: prima il pilota ha frenato per evitare la lepre, poi ha letteralmente inchiodato e dal lato destro abbiamo sentito uno scoppio piuttosto forte: era la lepre che, beccata in pieno, è stata risucchiata dal motore. E’ successo tutto in pochi secondi. In pratica, non ci siamo mai alzati dalla pista, ma mancava davvero pochissimo al momento in cui le ruote si sarebbero staccate da terra». A bordo, garantisce la coordinatrice provinciale del Pdl, nessuno ha perso la calma: «Non ci sono state scene di panico, anche perché il comandante ha subito spiegato attraverso l’altoparlante cos’era successo. A quel punto siamo tornati indietro, ci hanno fatto scendere dall’aereo e poi risalire su uno più grande, per ripartire verso Roma».
SERENO all’arrivo nella capitale Adriano Paroli: «In pratica non ho avuto tempo di spaventarmi - spiega il sindaco -. Al mio vicino di sedile è andata peggio: quando ho visto che non stava bene gli ho chiesto se era tutto a posto e se avesse bisogno di qualcosa, ma era talmente agitato da non riuscire a parlare, pur muovendo la bocca. Io sono rimasto più tranquillo, un po’ per incoscienza, un po’ perché sono abituato a volare. Certo, una botta e uno scossone così non li avevo mai sentiti. Eravamo in un avanzata fase di decollo e l’aereo stava ormai per staccarsi da terra. Forse - ipotizza il sindaco - ci ha salvato il fatto che la lepre sia entrata nel motore, bloccando di colpo, perché così l’aereo ha perso potenza e il comandante, davvero bravo, ritrovata l’aderenza delle ruote, ha potuto deviare verso la via di fuga che aveva a destra. Se si fosse alzato di più. probabilmente non sarebbe riuscito a rientrare. Del resto, si sa: decollo e atterraggio sono le fasi più pericolose, perché non offrono al pilota grandi margini di recupero. Se invece un motore si spegne in quota, il comandante ha tutto il tempo e lo spazio per portare giù l’aereo ed atterrare».
Sulla stessa lunghezza d’onda Giuseppe Romele: «Io sono rimasto molto freddo e sereno - assicura -. De Corato, invece, dormiva vicino e me e si è svegliato di colpo con lo sguardo implorante: "tranquillo, siamo già in paradiso", gli ho risposto, Lui era spaventato e allora gli ho detto: "non ti preoccupare: per stavolta San Pietro ci ha lasciati sulla terra...". Per fortuna avevamo tutti la cintura allacciata, perché quando la lepre è finita nella turbina, grippandola, la frenata è stata davvero molto forte. Poi è stato bravo il pilota a deviare sulla destra e uscire di pista per fermarsi in una zona sicura. Certo, se il motore si fosse spento qualche secondo dopo, saremmo finiti tutti ko».
ARRIVATI A ROMA, i tre deputati bresciani non hanno fatto in tempo a passare per il Vaticano («Non ancora...», ammette Paroli lasciando intendere l’intenzione di passare ad accendere un cero per lo scampato pericolo), perché attesi in aula dal voto sul decreto salvaliste, che poi è stato bocciato. Poco male: il salvataggio più importante era già avvenuto.

Anonimo ha detto...

ma non ci credo, è stato davvero pubblicato un articolo del genere?

Una bella persona ha detto...

MILANO - Ha deciso di mettere mano al portafogli per pagare i buoni pasto ai bambini del paese i cui genitori non hanno potuto far fronte alle tariffe e che per questo, nelle intenzioni del sindaco leghista, avrebbero dovuto restare a digiuno. E per questo suo gesto ha conquistato una grande popolarità. Solo virtuale, tuttavia. Perché il benefattore che ha deciso di tirare fuori 10 mila euro per coprire le spese arretrate e future del servizio mensa per quei ragazzini che non avrebbero potuto altrimenti usufruirne continua a restare anonimo per il grande pubblico. Per propria decisione. E in questa lettera inviata al Corriere, spiega le ragioni della sua scelta.

***

Caro direttore,
ringrazio il Corriere della Sera per lo spazio che mi ha dedicato. Ho ricevuto tante richieste di interviste e di presentarmi in qualche trasmissione tv, ma ho detto di no per ribadire che con il mio gesto non cercavo alcun protagonismo. Chiedo il rispetto dell'anonimato, non per pudore o per paura, ma perchè quello che penso su questo argomento è tutto scritto nel documento e credo che ci si debba occupare delle idee prima che delle persone. Se interessa il tema della solidarietà rivolgetevi a tutti quelli che danno gratuitamente una cosa più importante dei soldi che è il loro tempo. E sono tanti e in silenzio.

Inoltre, nel documento che ho lasciato nel mio Comune (GUARDA) mi riferivo alla politica locale che conosco e in particolare parlando del segretario intendevo il segretario di Adro. Se qualcuno ritiene che alcune considerazioni hanno valenza generale sono sue legittime deduzioni. Non iscrivetemi nel gruppo dei soloni che hanno in tasca la soluzione dei problemi del mondo.

Io non ci sto ha detto...

Nel link la lettera dell ' imprenditore benefattore.

PS: ha votato Formigoni.

EleMeTaLLIkaz!?^ ha detto...

Cari amici voi non pensate che il computer sia un problema per gli occhi?

Ho letto su un giornale che il computer è un problema per gli occhi e mi sono molto spaventata, perchè da qualche mese un po' uso questo tipo di schermi di computer.
Soprattutto se c' è sfondo bianco, che non ho ben capito cosa significa, ma inquietante no, brrrrr!
Non sarebbe il caso di ribellarci una volta per tutte a questi prodotti che commerciano e che danneggiano vite?
Io da grande ho deciso che il mio lavoro sarà all' aria, perchè non voglio ne scarichi d' auto, ne computer, ne problemi di vista quando ho ottantanni!!!!
Facciamo tutti così ragazzi!

Anonimo ha detto...

Ma così come?

jebediah ha detto...

Scusa e poi chi me lo aggiorna il blog?

Stolkien ha detto...

CAri CAni del Muro visto il vostro improprio utilizzo del concetto di Anello mi vedo costretto a rivolgermi ai miei legali per denunciare il sig.Udilia Kikker ai sensi dell'articolo 666 del c.p.p
riceverete presto visita degli squadroni della morte...auguri

non dimenticate che il coprifuoco è già in funzione

MAFIAMO ha detto...

Dell'Utri è stanco poverino. vogliono dargli 11 anni di galera...robe da matti!!!

Jeba ha detto...

Udilia è una signora non un signore.