Cara è la fine...ci annusano ormai,sentono il lezzo del panico che spruzza in freddi sudori il terrore che c'è.Non glieli daremo per ungersi dei nostri mali stillanti le mani avide:che ci tocchino morti, secchi e gelidi.Oh, non piangere,urla piuttosto e lasciamo di noi un ricordo toccante.Stringiti a me,ringhiagli addosso e poi sparami mentre io sparo a te.Dieci pistole spianate e dieci sguardi ruvidi e tesi che puntano qui dentro l'auto, e la corsa finisce così. Cara è la fine...perdonami.Oh, non piangere,urla piuttosto e lasciamo di noi un ricordo toccante. Stringiti a me,ringhiagli addosso e poi sparami mentre io sparo a te. Ci vogliono vivi e colpevoli...ma che vita è una cella? Avremo di più:quella stella che un giorno mi donasti, lassù.Oh, non piangere...

mercoledì 28 dicembre 2011

Dannatamente... Piccioni

Cani amici, si vede che è proprio la fine. Pure Piero Piccioni mandossi un contributo (e che contributo) alla causa canina. Commossi consigliamo la lettura del seguente racconto. 


Ultima puntata e ritorno in glande stile
Non se ne esce mai facilmente

di Piero Piccioni

La cosa assurda é che fanno treni ad alta velocità che sono sempre in ritardo. Facessero treni a velocità normale che arrivano in orario, si andrebbe via in pari, senza spreco di risorse e pubblicità.
Comunque, il punto é che stavo tornando in Italia per le feste natalizie e per i funerali di Muro di Cani. Le eutanasie canine sono le sole a sollevare proteste ultimamente.
Diverse persone hanno lavorato a questo ibrido della controinformazione satirica, con dedizione e spirito di sacrificio. Ad eccezione del sottoscritto.
Piccioni, sei in passivo di 400 articoli, se qualcosa di umano sopravvive in te, bisogna che almeno un coccodrillino lo scrivi, dioboia”. Fratello Scemus, aka Jebediah Wilson, sa giocare in modo sporco con i sensi di colpa altrui. E allora cosa dire? Come individuo sono al disarmo, e infatti mi venivano in mente solo boutades da quattro soldi, peraltro poco adatte a celebrare lo slancio cadaverico di una creatura che si dirigeva nella fossa con tanto zelo, per decisione del suo stesso creatore.
Muro di Cani era più ubiquo di un acaro della polvere e più cretino del nuovo prototipo Boeing di aereo trasparente. Più glamour di Pippa Middleton e più atonale di un assolo di John Coltrane. Più trash di Daniela Santanché e più pungente di un cappuccio del KKK (Muro di Coni). Più controverso di una pornostar in coma assistito da 35 anni. Più distopico della Bassa padana. Più irresponsabile di Franti. Più irriverente del dottor Frankfurter. Più inutile del biondo degli 883. Più disordinato di Paperoga. Più acuto della Callas. Più pornografico di uno snuff con Maria De Filippi. Più bipolare di Vittorio Sgarbi. Più morale di un film di Pasolini. Più mistificato della faccia su Marte. Più bistrattato di Renato Brunetta alle medie. Più intransigente di un sociologo strutturalista. Più ricercato di una tigre bianca del Bengala. Più raro di una fotografia di Matteo Messina Denaro. Più telegenico di Bin Laden. Più essenziale di un haiku giapponese. Più eccessivo di Vanna Marchi. Più arrancante di Dorando Pietri. Più sorprendente di una scatola di vedove nere che ti arriva a casa per raccomandata. Più disastrato dei conti pubblici. Più fedele del tuo cane. Eccetera eccetera.
Roba così.
Poi però alzai gli occhi e osservai le due persone sedute davanti a me, una big mama africana con la figlia di sette/otto anni. Non le avevo notate prima, se non per il fatto che la bambina non la smetteva di frignare e dimenarsi. Tuttavia – me ne accorgevo solo ora- quelli che inizialmente avevo scambiato per capricci, erano in realtà manifestazioni di una bimba affetta da una visibile forma di handicap mentale.
Stravaccata scompostamente accanto alla madre, la piccola aveva occhi vivaci e un inestinguibile rivolo di bava che le colava a flusso continuo da un angolo della bocca. La mamma asciugava e quello, subito, si rifaceva. Il mio primo pensiero fu che le sue ghiandole salivari dovevano essere eccezionalmente sviluppate. Anche il rantolo che udivo in sottofondo da quando il treno aveva lasciato la stazione, e che avevo attribuito al russare sinusoideo di un viaggiatore addormentato, era in realtà il respiro affannoso della bambina. Ciò suscitò in me molta compassione, sicché cominciai a sorriderle, dapprima distrattamente, poi cercando apertamente di attirare la sua attenzione.
Le feci il gioco del “Cip! Bau!”. “Ciiip...”, e mi coprivo la faccia...“Bauuuu”, e mi scoprivo la faccia. Piero c’é, Piero non c’é. Quella non si fece pregare e attaccò a urlacchiare e battere le mani.
I decibel nel vagone aumentavano, alcune teste calde già facevano capolino dagli altri sedili, interrogandosi sulla fonte di quel baccano molesto; così decisi di darci un taglio, perché la bambina si calmasse.
Ma lei, per protesta, cominciò a gridare più forte. Lievemente a disagio per la situazione che avevo creato, presi a sorriderle bonariamente, bisbigliandole al contempo “Sssst, Sssst” e cercando con occhi supplichevoli un aiuto da parte della madre. La quale però, impegnata a sua volta in una conversazione telefonica piuttosto accesa, ricambiò con uno sguardo che diceva: “Tu ti sei messo in questo casino e tu ne esci”, o almeno così mi sembrò.
Disperato, afferrai il primo oggetto che mi capitò sottomano, un flaconcino omaggio contenente un liquido viscoso e ambrato, e presi ad agitarlo come diversivo davanti allo sguardo beota dell’infante. Lasciandomi secco per la sorpresa, la piccina lo ghermì, sputacchiando dappertutto per la felicità, e lo spaccò contro la finestra del vagone. Una nuvola di essenza assoluta di vaniglia si diffuse all’istante nella carrozza, provocando l’aperto risentimento degli altri viaggiatori.
Il fallout aromatico lasciò senza parole alcuni, mentre altri si alzavano per venire a comunicarci i sensi del loro disappunto.
Al che, la madre della bimba si attivò per ripulire la figlia, inzaccherata di liquido untuoso, piccole schegge di plastica dura e l’immancabile profluvio di bava. Le occhiate di rimprovero di coloro che non avevano assistito per intero alla scena convergevano automaticamente su di lei, rea di una tale irresponsabile mancanza di attenzione nei riguardi della bambina, soprattutto data la criticità delle sue condizioni.
Cercai di approfittare dell’equivoco per defilarmi. In fondo al corridoio vedevo la luce verde che indicava che il cesso della carrozza era libero. La salvezza era a portata di mano.
Sennonché, non feci in tempo a lasciare il mio sedile che una vecchia signora, seduta due posti più in là, mi afferrò per l’avambraccio: “Ho visto tutto. Lei é proprio uno stronzo”. Il suo artiglio adunco era come una tenaglia, la forza della sua presa era soprendente. Sono sempre questi piccoli dettagli ad attirare la mia attenzione, distraendomi dai casini in cui mi ficco. Fatto sta che rimasi senza parole.
Quella continuò: “Sono capaci tutti ad infilarsi in una conversazione, ma uscirne é un’altra faccenda. E’ troppo comoda darsela a gambe quando non si sa più cosa dire. Concediamo la nostra attenzione a qualcuno che sembra averne bisogno, e questo ci fa sentire bene. Ma in realtà non stiamo ascoltando, stiamo solo coccolando il nostro ego. Quando finalmente scopriamo che gli altri non sono come vogliamo che siano, allora ce la diamo a gambe, vero? Come molti individui della sua età, lei é un giovanotto compiaciuto, meno altruista e certo meno intelligente di quel che crede”.
Pensai che parlava parecchio, per una che aveva in bocca sì e no otto denti, ma sospettavo che avesse ragione.
E le sue critiche, tra l’altro, suonavano sinistramente calzanti con la situazione che dovevo affrontare. Mi liberai con uno strattone da quella morsa diabolica e corsi a rifugiarmi nel gabinetto. L’odore pungente di urina e feci ebbe l’effetto di un sale medicinale, in mezzo a quel surreale incubo vanigliato.
Seduto su una tazza lurida di DNA altrui, pensai che forse la vecchia signora aveva ragione e che Muro di Cani era come quella creatura menomata, destinata ad essere accudita dall’inizio alla fine unicamente dalle persone che l’avevano messa al mondo, mentre tutti gli altri le tributavano solo sporadiche attenzioni, per poi girare la testa dall’altra parte. Improvvisamente mi sentii malissimo per avere avviato una relazione che non avevo saputo portare avanti, facendo la mia parte per lasciare Muro di Cani a crepare in un fiotto di bava e vaniglia.
Invece magari era il mondo ad essere crudele e distratto come i passeggeri di quel treno, pronti ad additare le debolezze altrui giudicando da una poltrona riscaldata coloro che sedevano su un trono di merda.
Oppure, forse, Muro di Cani era proprio come la vecchia saggia e scorbutica, isolato nella posizione scomoda di chi é masochisticamente alla ricerca di uno scampolo di verità, difendendo un ideale di onestà conquistato a fatica dalla volontà rapace di un universo handicappato e sbavante. Infilai la testa sotto l’acqua gelida e impotabile del lavabo. Ora desideravo solo di avere un posto da chiamare casa, un luogo caldo e accogliente dove una grossa mamma antica dalla pelle marrone mi avrebbe accolto sempre, senza condizioni. Le avrei probabilmente sbavato addosso e lei avrebbe risposto al mio sguardo ebete accarezzandomi la testa. Un buon odore di biscotti alla vaniglia si sarebbe diffuso dalla cucina e nessuno mi avrebbe mai sgridato o ferito o abbandonato. Nessuno si sarebbe fatto male e nessuno sarebbe scomparso.
Poi quella mamma mi avrebbe fatto addormentare nel suo grembo, dondolandomi piano, come il suono di un vagone in lontananza.
Intanto, fuori, decine di zombies cercavano di fare irruzione.

7 commenti:

rsk ha detto...

inchini,appalausi e glande stima per piero piccioni uno di MDC

grazie a presto

Pier paolo Scoreggia ha detto...

...fidatevi, sarebbe stato molto peggio se si fosse trattato di quelle fialette puzzolenti che girano a carnevale..

G3RT ha detto...

un degno epitaffio

I Love Piccioni ha detto...

Non posso scrivere niente perchè non l'ho letto.
Però sto scrivendo perchè è sempre un post di piccioni.

ilcertoperl'incerto ha detto...

clepens! clepens!...il sapore della fine certa è come l'amaro di un veleno mortale, che ti da il tempo di rimpiangere, rifiutare, lottare contro il suo effetto nefasto...we want another brick in the wall!

roberto menicucci ha detto...

queste sono le vie del signore

roberto menicucci ha detto...

queste sono le vere vie del signore.